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Feb
20
2012

Diario di bordo

– DIARIO DI BORDO –
INTRODUZIONE
 

Si è pensato di creare un nostro diario di bordo per mantenere sempre viva questa esperienza. Quindi, ogni qualvolta si avrà il desiderio di scrivere qualcosa, o si avrà qualcosa da comunicare, si prenderà questo piccolo quaderno e si inizierà a scrivere.
E’ nata inoltre l’esigenza di creare un premio immaginario da assegnare al viaggiatore più “IN ” . Il premio ha preso il nome di “ORONZO

Venerdì 02.08.96
Ore 4:30 Appuntamento in parrocchia S.Maria della Perseveranza
Ore 4:50 Sveglia a P.Victor che era ancora sotto le coperte.
Ore 5:15 Partenza per Fiumicino.
Ore 5:45 Check-in.
Ore 6:00 Saluti a tutti gli accompagnatori.
Ore 6:05 Controllo passaporti.
Ore 6:07 Smarrita valigia rossa di Claudio.
Ore 6:40 Scoperta della perdita della borsa.
Ore 7:00 Parte l’Aereo per Bruxelles.

Siamo arrivati a Bruxelles intorno alle 9:30 e ci siamo reimbarcati per Entebbe alle 10:15. Durante il volo abbiamo usufruito di una colazione, uno snack, un pranzo, una merenda. Siamo arrivati ad Entebbe alle 19:30 mentre all’aeroporto era andata via la corrente. Ad attenderci c’erano Padre Gregoire e Padre Feliciano (‘Bianco’ di nome e di fatto). Ci hanno invitato a cena in un ristorante del posto, precisamente sul lago Vittoria. Uniti al gruppo erano presenti due fanciulle delle nostre età, una di nome Stella alla quale era venuta una paresi facciale a forza di ridere con Claudio, l’altra di nome Liliane che aveva il piacere di conversare con Riccardo al punto tale che a tarda notte gli chiese: “Riccardo, mi piacerebbe imparare l’Italiano con te“…senza parole…
Claudio, di conseguenza, durante tutta la giornata aveva visioni paranormali : vedeva spesso il suo sacco rosso volare attorno l’aereo (in volo). Riccardo e P.Victor non si risparmiavano di prenderlo in giro.
Da Entebbe siamo tutti andati a Kampala in un centro d’Accoglienza Diocesano. Prima di coricarci le due ragazze ci hanno portato al casinò per farci fare una non semplice telefonata. Alle ore 0:00 siamo andati tutti a dormire.

Sabato 03.08.96
Svegliati alle ore 5:30 ci siamo subito messi in viaggio per prendere l’aereo che ci portasse ad Arua (Uganda). L’aereo era uno di quei “mosconi” ad elica per otto persone guidato da un pilota americano che fatalmente era identico al conduttore televisivo Claudio Lippi.

  

Crediamo che l’atterraggio sia stato di fortuna perché siamo atterrati su un terreno erboso e sconnesso.
Qui ci doveva essere l’appuntamento con un autista per arrivare a Biringi, ma il mezzo inspiegabilmente non c’era. P.Gregoire riuscì ad ottenere un passaggio da suore sconosciute fino ad Arua, città dove conosce un posto in cui si affittano macchine.
Veniamo quindi accompagnati da un mezzo dell’ONU fino al campo ONU (base) ad Aru (Zaire); abbiamo perciò superato la frontiera dell’Uganda.
Qui abbiamo mangiato (pranzo) e poi verso le 16:00 siamo ripartiti per il Biringi. Claudio era terrorizzato perché l’autista correva troppo e non si preoccupava delle persone ai bordi della strada e delle buche. è stato un vero e proprio rally.
Dopo esserci impantanati, dopo aver superato il primo ponte di legno, dopo aver superato il secondo ponte di legno assai lungo e pericolante, siamo arrivati alla missione. Qui c’è stata un’accoglienza molto calorosa, sembrava che aspettassero il Papa. Quindi al canto di “Les visiteures sont arrivée” siamo entrati nella missione.
Dopo cena ce ne siamo andati subito a dormire perché Claudio era talmente stanco del viaggio che era invecchiato di circa trent’anni.

Domenica 04.08.96
La mattina ci siamo svegliati con il suono delle campane prima alle ore 6:00 e poi alle ore 7:00. Ci siamo alzati alle 7:30, lavati (non si sa come) e profumati, abbiamo raggiunto P.Victor in chiesa che concelebrava la messa con P.Gregoire. La messa della Domenica è qualcosa di bello e commuovente, infatti è quasi tutta cantata e ballata.
Alle 10:00 c’è stata la messa solenne dove poi, alla fine, c’è stata la nostra presentazione ufficiale alla comunità di Biringi.

  

Nel pomeriggio noi siamo andati tutti al mercato accompagnati da Antoine (postulante) e la gente del posto ci ha accolto con molto calore; escluso una bambina (forse aveva 3 anni) che al vederci si è messa a strillare terrorizzata come se fossimo degli extraterrestri.

Lunedì 05.08.96
Anche questa mattina ci siamo svegliati con il suono delle campane alle ore 6:00, ci siamo alzati, lavati e profumati, e abbiamo raggiunto P.Victor in Chiesa che concelebrava con P.Gregoire.
Dopo aver fatto colazione siamo andati a vedere dove sorgerà l’ospedale ed abbiamo iniziato le riprese. 

  

Quindi abbiamo pranzato e nel pomeriggio siamo andati a trovare il gruppo scout, il quale gruppo al termine della giornata andava nella chiesa per la messa (prevista per le ore 16:00) che doveva essere celebrata da P.Victor. Il povero P.Victor non aveva capito che la messa era alle ore 16:00, infatti si presentò alle ore 18:00. La messa fu “celebrata” da Fr.Oscar.

Martedì 06.08.96
La giornata è iniziata con la messa in Lingala celebrata da P.Victor. Subito dopo siamo andati alla cava, dove vengono estratte le pietre per la costruzione delle fondamenta dell’ospedale.

Nel primo pomeriggio è piovuto, mentre dopo la cena abbiamo assistito alla cerimonia conclusiva con relativa benedizione del gruppo scout attorno ad un gigantesco falò. Il tutto è finito alle ore 23:00 con un sonno da record.

Mercoledì 07.08.96
Dopo aver fatto colazione siamo tornati sul luogo dove sorgerà l’ospedale in quanto ne stavano delimitando l’area perimetrale per poter fare la cerimonia della prima pietra che avverrà la Domenica 11 Agosto. Quindi abbiamo iniziato le interviste alle persone che operano in “Missione”, e più precisamente abbiamo intervistato Antoine e Sr.Petronille. 

  

Nel pomeriggio siamo di nuovo andati a delimitare il terreno dell’ospedale poiché l’indomani inizieranno a tracciare il perimetro per le fondamenta, e perché nella mattina avevano sbagliato (crediamo) le misure.

Giovedì 08.08.96
La mattina è stata, come tutte finora, drammatica la levataccia. Alle 6:30 c’era la messa e noi alle 6:15 ci siamo alzati.
Nella mattinata, mentre P.Victor confessava tutto il villaggio, noi (Riccardo, Claudio e Antoine) siamo andati al ponte di legno lungo circa 15m dove il giorno in cui noi siamo arrivati a Claudio prese la tachicardia (e tuttora ne risente). é stata una camminata di 2 ore piene sotto il sole. Alla fine ci siamo riposati in riva al fiume.

    

Nel pomeriggio, dopo una sana dormita di un ora abbiamo fatto l’intervista a Fr.Oscar. è stata una faticaccia perché Claudio faceva le smorfie mentre riprendeva e Riccardo che intervistava rideva. Quindi siamo andati a passeggiare (solo Claudio e Riccardo) ed abbiamo colloquiato con un invasato. 

    

Dopo le ormai consuete preghiere (vespri)… in francese abbiamo cenato. Dopo ancora abbiamo giocato a dama cinese e Claudio è arrivato ultimo.
Da annotare la notizia che Claudio (sempre lui) appena alzato la prima cosa che ha detto è stata :”ETA BURUNDE”.

Venerdì 09.08.96
Sempre più tardi: ci siamo alzati alle 6:16. Dopo una sonnolente messa (sempre in Lingala) abbiamo fatto colazione.
Mentre P.Victor continuava le sue confessioni noi due, invitati dal dottore (infermiere professionale), siamo andati ad assistere ad una operazione di una ciste al basso ventre. Entriamo dunque nella camera operatoria ove era deposta la donna che sarà operata. Dormiva nuda sul lettino. Le condizioni igenico-sanitarie sono ridotte al minimo (praticamente non esistono): zanzariere al posto di finestre, ferri chirurgici insufficienti e mal sterilizzati… Il dottore inizia a tagliare la pancia senza disinfettare; usa sempre la stessa garza per tamponare il sangue che cola ovunque. Tira fuori la ciste con le due mani ma è costretto a tirarla via con violenza. A questo punto Riccardo prima si siede sull’apposita sedia, e poi dice: “je suis sortie! “. Claudio invece per mantenere alta la sua dignità rimane imperterrito fino ai punti di sutura. Dopo un’ora di operazione il dottore asporta un fibroma grande quanto due palle da tennis. Inizia l’operazione di sutura e conclusa la cucitura del taglio (lungo non di meno di 15 cm) lascia cadere n.3 (tre) gocce di Iodio. Mentre tutto l’ospedale rideva perché Riccardo era quasi svenuto, Claudio osservava la ciste appoggiata sopra il tavolo operatorio. Di corsa rientrati per il pranzo ci siamo ricordati di prendere la pasticca per la malaria. Andati poi a fare una foto alla signora Giuseppina (commessa del beauty-shop della missione), Claudio alla visione di una scatoletta con su scritto “Kris-soap” dice :”Ah, Riccardo, vendono anche i reggiseni Kriss-Cross!”.

Nel pomeriggio finalmente siamo riusciti a socializzare con i ragazzi. Dopo i vespri in francese e la cena abbiamo visto la videocassetta delle nostre riprese. La notte ha diluviato.

Sabato 10.08.96
Questa mattina ci siamo alzati alle ore 6:18 e poi di corsa a messa. Dopo la consueta ricca colazione mattutina siamo tutti e tre andati a fare le riprese al centro sanitario.
Rientrati a casa tre ragazze ci hanno chiesto se potevamo fare una foto con loro e le abbiamo ben volentieri accontentate. Dopo il ricco pranzo siamo tutti e tre andati a fare una passeggiata per smaltire il pranzo, e per cogliere tre “Gloryosus” da appendere sopra la porta della nostra camera. Rientrati P.Victor nota che ha ancora un po’ di gente che lo aspetta sul portone della chiesa per essere confessata. “Buon lavoro, P.Victor!” diciamo noi due mentre ci appropinquiamo nella nostra stanza per fare un pisolino. Nel pomeriggio abbiamo socializzato e alle ore 19:00 sono tornati dopo circa quattro mesi di assenza gli “allegri missionari”. Quindi c’è stata la festa per il loro ritorno. Da appuntare che P.Victoriano ha ritrovato il suo vecchio amico di studio, e così ce lo siamo giocato.
Domenica 11.08.96
P.Gregoire non vedendoci per la colazione ci è venuto a svegliare. Dopo un’abbondante colazione siamo andati alla temutissima e lunghissima messa della domenica che, per l’occasione, era solenne perché si anticipava la festa del 15 Agosto. 

Iniziata dunque alle ore 9:30 è terminata alle ore 12:30 (fate voi i calcoli). Subito dopo la messa sul piazzale di fronte la chiesa ci aspettavano circa 1000 mani da dover stringere, circa 1000 “‘Mbote” da dover dire e circa 40° C. Poi la “promenade” verso le fondamenta del nostro ospedale per la benedizione della prima pietra. Anche qui era presente l’intero Biringi; il nostro P.Gregoire, dopo un breve discorso, ha dato inizio alla benedizione.

    

Dopodiché si è presentato con un atto notarile in triplice copia (verbale) dove si attestava (forse) che oggi sarebbero iniziati i lavori di costruzione, sotto la nostra egida e la nostra sottoscrizione. Inoltre la cerimonia della benedizione della prima pietra da parte di noi firmatari consisteva nel dover apporre anche la propria pietra nelle fondamenta. Il tutto comunque è stato ripreso e immortalato da telecamera e macchina fotografica.

Il tutto tranne ciò che doveva impegnare il nostro (sempre lui) “Monsieur” Claudio perché P.Victor non è mai stato capace di far funzionare, in queste occasioni, la telecamera.
Con molta fatica la mattinata è finita sotto un capanno in paglia di fronte l’Istituto delle Suore invitati dalla simpaticissima Sr.Petronille che aveva preparato un pranzo degno della giornata. Invece di riposare (noi due instancabili missionari) siamo andati a fare una “promenade” verso nuovi orizzonti, là dove nessuno era giunto prima. Al ritorno abbiamo fatto una foto artistica al “Gloryosus“. 

Quindi tra una chiacchiera e un’altra, tra una camminata e un’altra, siamo andati a cenare sotto il capanno.
La serata si è conclusa con il “cinema” e con Fr.Oscar che ballava la Macarena. Da annotare che oggi i vespri sono stati oltre che recitati anche (una piccola parte) cantati.

Lunedì 12.08.96
Svegliati con l’intento di giocarci il jolly dopo le consuete operazioni mattutine (vestirsi) siamo andati alla messa, poi, dopo aver fatto colazione, siamo andati con P.Jean-Pierre a prendere la sabbia che servirà per costruire l’ospedale (insieme al cemento).

    

Successivamente siamo andati a far visita ai campi profughi dove P.Jean-Pierre è ben conosciuto. Per tutta la giornata non abbiamo fatto altro che rally allo stato estremo, molto più pericoloso della Parigi-Dakar.
Nel pomeriggio abbiamo assistito alla processione di tre prigionieri verso il carcere di Aru. Nel rientrare in stanza Riccardo scopre sotto il proprio letto un piccolo e indifeso geko, al che, dopo aver avvisato Claudio, si diede inizio ad una spietata caccia all’intruso. Claudio munitosi di n.4 (quattro) ciabatte è riuscito, mostrando un’innata ed inaspettata violenza e senso di sadismo, prima a staccargli la coda e poi successivamente (con l’ausilio di un pezzo di carta) a buttarlo fuori dalla porta. Dopo gli ormai consueti vespri francesi (da ieri in parte cantati) abbiamo cenato e poi tutti quanti abbiamo visto un film in videocassetta.

Martedì 13.08.96
Addormentati con la pioggia cadente sulle lamiere del soffitto, ci siamo invece alzati con il bel tempo alle 6:15. La consueta messa delle 6:30 è sempre più non seguita mentalmente a causa del sonno. Dopo la colazione siamo tornati alla cava della sabbia con la telecamera per riprendere il lavoro. Da mettere in rilievo il fatto che Riccardo ha guidato il Toyota per un bel pezzo di strada, facendo le prove per chissà quale gara di rally (Claudio aveva fifa).

Quindi c’è stato il pranzo accompagnato da una copia del “diluvio universale”. Il pomeriggio, dopo una sana dormita sotto il diluvio, abbiamo fatto una “promenade” nei paraggi. La sera è tornato P.Gregoire con P.Feliciano (‘Bianco’ di nome e di fatto) e Sr.Jacqueline. Il nostro direttore (Gregoire) gentilmente ha portato le “beacoup, beacoup, beacoup de salutation da Liliane et Etoile (Stella)“. Poi, le consuete preghiere francesi cantate e recitate, e, per concludere, un film comico (in francese).
Da annotare che nel pomeriggio è venuta da noi una certa ragazza (Francoise) la quale aveva chiesto (già da parecchi giorni) una foto con il suo figlioletto “petit Oscar “: per ringraziarci ha portato 4 (quattro) uova in scodella come regalo.

Mercoledì 14.08.96
Sveglia alle 5:30 (no comment) e partenza alle ore 6:00 per non si sa quale posto (forse è Laibo?). Durata del viaggio cinque ore o forse più. Condizioni di Claudio critiche a causa della strada: ogni due metri sei buche.
A Laibo (?) abbiamo visitato: il mulino dove viene fatto il fou-fou (fù-fù), alcune suore, il mercato (Porta Portese al confronto è un gioiello) ed abbiamo pranzato dai preti diocesani. Nel pomeriggio siamo andati a trovare i padri Bianchi (di nome e di fatto) e quindi a cena da una famiglia amica di P.Jean-Pierre.
è Necessario però annotare determinate cose:

  1. Il mercato sopra citato era gremito di gente (di colore ovviamente) e noi tre (visi pallidi) non siamo passati inosservati; più precisamente non c’è stata una persona che non si sia fermata a guardarci e squadrarci da capo a piedi, perfino l’immigrazione ha chiesto se eravamo in regola con il passaporto; fortunatamente è andata tutto bene grazie a P.Jean-Pierre e l’onnipresente ONU.

    

 

  1. Le regole dell’ospitalità in Zaire sono ferree sia da parte di chi ospita che da chi è invitato; chi ospita ha il “dovere” di offrire da bere (birra o caffè) e chi è ospitato ha il “dovere” non solo di accettare, ma anche di tenere sempre il bicchiere pieno. Claudio dopo 2 (due) bicchieri di birra ha perso il controllo di se; il tutto addizionato alle tre ore di rally insopportabile ha fatto sì che per tutta la giornata non è riuscito a ristabilirsi. P.Victor ha mollato la corda nel pomeriggio chiedendo un bicchiere d’acqua anziché la consueta birra. Riccardo invece ha accettato sempre ciò che veniva offerto totalizzando nell’arco della giornata 3 (tre) tazze di caffè, 1 (uno) bicchiere d’acqua, e una quantità indefinita di birra stimata però intorno ai 4 (quattro) litri.

Ma continuiamo la nostra storia: andati quindi a cena da conoscenti siamo stati fino alle 21:00 a parlare (in francese) e vedere in televisione Antenne 2 in “via satellite”. Fino alle 22:00 abbiamo mangiato e poi alle 23:00 siamo tornati a casa in un tenebre e pauroso buio in mezzo alla vegetazione del posto.

Giovedì 15.08.96
“Dormiti” nella parrocchia dei Padri Bianchi (di nome e di fatto) ci siamo alzati alle 6:30 e alle 7:30 abbiamo fatto una messa per solo noi quattro in italo-francese. Partiti quindi verso Aru ci siamo fermati poi più volte per comperare rullini fotografici e un paio di ciabatte per P.Victor. Questo continuo “stop & go” e sballottamenti vari nella macchina per le innumerevoli buche ha fatto sì che Claudio rigettasse tutta la colazione fatta qualche ora prima. La giornata è ripresa a suon di caffè e birre “Primus”. Mentre Claudio e P.Victor dormivano durante l’interminabile viaggio a Riccardo facevano male gli addominali e la testa perché cercava di attenuare gli sbalzi repentini della macchina, ma non riuscendoci la sbatteva ovunque. Inoltre aveva problemi anche al basso ventre perché doveva smaltire tutta la birra bevuta fino ad allora.
Per tutto il viaggio, a turno, come se fosse una penitenza, ci siamo dovuti sopportare e subire senza mai usare, la chitarra e la telecamera. Come se non bastasse, abbiamo bucato, Riccardo ha fatto pipì nella savana e ascoltato solo musica zairese… (che palle).

  

Arrivati alla Missione, c’è stata festa perché sia P.Victor che Sr.Jaqueline festeggiavano rispettivamente la loro ordinazione e professione. La festa si è conclusa ballando il Macarena.

Venerdì 16.08.96
Oggi pasticca-party. Partiti la mattina alle 7:30 per Kandoy (20 Km da Biringi, verso sud) per visitare una cappella di Biringi, vi siamo arrivati alle ore 11:30. Il loro benvenuto è stato caloroso tanto quanto il primo giorno. 1000 (mille) e 1000 (mille) persone che dicevano ” ‘Mbote” o “Merci Minghi” (“Salve” o “Grazie tante”) e che porgevano la loro mano per poterci toccare e quindi salutare. è subito iniziata la messa che è finita intorno le 14:00 (fate voi i calcoli). Noi due laici ci guardavamo con sguardi carichi di significati che non si possono esprimere a parole (ineffabili). Dopo la messa, una cerimonia (offertorio) “straziante” nel senso che noi “visiteures” dovevamo accettare i “cadeau” (regali) della popolazione di Kandoy. I regali consistevano in :

– circa 50 (cinquanta) caschi di banane.

 
– circa 1 (uno) tonnellata di mais.

 
– circa 50 (cinquanta) uova.

 
– 1 (una) canna da zucchero.

 
– 5 (cinque) galline.

 
– 1 (uno) maiale.

  

 

Al termine della cerimonia abbiamo prima pranzato e poi siamo stati letteralmente trascinati da una folla in balia del delirio; la gente tirandoci per le braccia, ci ha costretto a ballare, saltellando per 20 (venti) ininterrotti ed interminabili minuti.
Da notare che, sia per arrivare in questo villaggio che, ovviamente, per tornare, abbiamo attraversato la foresta equatoriale e naturalmente fatto un bel po’ di rally.

Sabato 17.08.96
Svegliati alle 6:30 siamo partiti poi verso le 8:30 per alla volta di Rungu dove ci aspettava una giornata come quella di ieri: Messa, teatrino, cadeau, pranzo e rientro nel pomeriggio. Fortunatamente la Messa è durata solo (si fa per dire) un ora e mezza, il teatrino è durato più del previsto (due ore) con balletti e recite dalle più famose parabole evangeliche (Samaritano, figliol prodigo).
La consegna delle offerte (cadeau) è stata come prevista, straziante ma allo stesso tempo commuovente. Questa volta abbiamo ricevuto: 10 galline, 30 uova, archi, frecce e una somma imprecisata di denaro in valuta zairese.

    

Il rientro è stato più divertente dei precedenti in quanto siamo capitati in mezzo ad un acquazzone che ci ha accompagnati fino a casa.
Dopo una partita a briscola (ha vinto Claudio 3-2!) e una cena che per noi valeva anche da pranzo, abbiamo visto la cassetta filmata da P.Feliciano (Bianco di nome e di fatto) della nostra visita odierna. Andando a letto ci siamo “rubati” il mazzo di carte per poter giocare a rubamazzo e scopa. P.Victor invece a ha accusato un forte mal di testa.

Domenica 18.08.96
Oggi la giornata è iniziata alle 7:00 con la sveglia e la colazione alle 8:00. Subito dopo, lavati e sbarbati, ci siamo vestiti a festa. Riccardo appena uscito fuori dalla stanza si è tirato acqua e fango da solo sui pantaloni (come?… non lo sa nemmeno lui!).
Iniziata la Messa alle 9:30 e finita intorno le 11:40 (i calcoli sono semplici), la domenica è continuata con la festa d’addio in nostro onore con canti, balli, scenette e cadeau. Il tutto è finito alle 14:00 con un pranzo assieme a tutti i responsabili delle varie associazioni.

  

Alle 16:00 era in programma una partita di pseudo-calcio organizzata da P.Jean-Pierre tra zairesi e rifugiati sudanesi. Il campo di calcio è situato in prossimità della parrocchia; è in erba alta circa mezzo metro senza linee laterali e tronchi d’albero al posto delle porte. Venti dei ventidue giocatori giocavano a piedi nudi con una disinvoltura tale che tuttora dubitiamo della realtà dei fatti, i restanti due giocatori indossavano calzini e scarpini: essi erano P.Jean-Pierre e Fr.Oscar. Le regole del gioco erano quasi del tutto inesistenti: l’unica regola vigente era che non si poteva toccare il pallone con le mani; tutto il resto veniva consentito. La partita era molto sentita sia da parte dei giocatori che dalle due tifoserie. Mentre i giocatori davano calci al pallone e agli stinchi, la tifoseria tutta innalzava inni d’incitamento (canti di chiesa perché conoscono solo quelli!). Verso la fine del primo tempo i sudanesi segnano il primo gol ed ecco che tutto il pubblico (zairese e sudanese) si riversa sul campo per festeggiare e danzare. La partita è terminata (come prevedibile) 2-1 per gli zairesi con due minuti d’anticipo perché sospesa per una incombente rissa generale.
Terminata la partita si è dato inizio alla festa danzante sotto un suono rimbombante del “tamtam”. Noi tre poveri visitatori venivamo sballottati qua e là da una folla in delirio e poco sobria. Ci hanno costretto a ballare per due ore consecutive a mani alzate e gambe saltellanti. In conclusione la cena, il cinema (televisione) e poi… tutti a nanna.

Lunedì 19.08.96
Svegliati, andati a messa (come ogni giorno) e fatto colazione siamo andati a fare una “petit promenade” che poi è durata per più di due ore; siamo andati prima al “centre de sanitée“; “après” alla “rue Gloryosus“. Da specificare che ogni volta che incontravamo una persona del posto, essa ridendo (o prendendoci in giro) diceva (in Lingala) che ieri sera alla “festa tamtam” avevamo ballato bene. Riccardo, siccome aveva ballato e urlato troppo durante la festa di domenica, si è beccato un bel mal di gola e un bel mal di testa. Il pomeriggio, dopo una sana pennica, abbiamo trovato, attorno al tavolo da pranzo, Stella e Liliane che ci aspettavano da due ore. Naturalmente noi (Claudio e Riccardo) non le avevamo per niente riconosciute, facendo così una mezza figuraccia.
Alle 16:30 c’è stata la riunione conclusiva di ringraziamento reciproco e di intesa futura. Finito l’incontro abbiamo verbalizzato quanto è stato detto.
Per salutarci le suore avevano preparato una sontuosa cena sotto il capanno; Claudio si è mangiato da solo la metà di un pollo. Dopo cena, senza volerlo, noi due giovani eroi siamo rimasti a ott’occhi con le due “Mademoiselle” suddette finché, con l’arrivo di Sr.Petronille, siamo andati a dormire.
Da specificare inoltre che nella mattinata, prima della “petit promenade“, durante la stesura del diario di bordo della domenica, abbiamo visto delle ragazze del catecumenato che giocavano fra loro tirandosi un topo morto trovato in un lavabo.

Martedì 20.08.96
Riccardo a causa del momento influenzale, non aveva per niente dormito per cui era uno straccio.

  

Dopo aver fatto i bagagli, e sistemati i “cadeau” ricevuti, abbiamo pranzato e, dopo aver salutato tutto il villaggio, siamo partiti per la volta di Aru, dove ci aspettavano al sempre accogliente centro diocesano; qui abbiamo mangiato e dormito. Dopo aver cenato, avremmo dovuto avere un appuntamento (birra-party) con amici di P.Gregoire che lavorano alla frontiera zairese, ma per nostra fortuna è saltato.

Mercoledì 21.08.96
Svegliati (si fa per dire) alle 5:30 ci siamo subito messi in viaggio per Arua (Uganda) dove tutti assieme avremmo dovuto prendere il “moscone”. Ci siamo fermati prima dall’amico di P.Gregoire che affitta macchine (il suo nome è Abdul Salam), proprio quello dell’andata del giorno 3 Agosto, poi siamo andati all’aeroporto per prendere l’aereo che ci portava ad Entebbe. Qui è sorto il primo imprevisto: i posti disponibili sul moscone erano soltanto due e il successivo aereo era alle ore 14:00. P.Gregoire è quindi costretto a mandare noi due (Riccardo e Claudio) sul primo volo per poi, verso le 16:00, raggiungerci all’aeroporto di Entebbe; tutto ciò perché noi due eravamo i più leggeri fra tutti e cinque. Il moscone in realtà era un piccolo aereo a 6 (sei) posti con un elica anteriore sul muso che sembrava bucata dalle termiti. Il viaggio è stato a dir poco allucinante: appena preso il volo il pilota si accorge che la strumentazione interna (altimetro, velocità e bussola! [e sottolineo bussola]) è andato in tilt. Accende e spegne la strumentazione, spinge poi qualche tasto, dà delle piccole botte con le nocche della mano destra sul display, ma tutto ciò non ha esito positivo, al che decide di viaggiare con la strumentazione spenta. Claudio decide di tentare di dormire ma ciò è durato 5 (cinque) minuti. Riccardo invece sceglie di utilizzare il suo anello-rosario perché incredulo di toccare nuovamente terra sano e salvo. Dopo venti minuti di volo si incontrano le prime nuvole che fanno sensibilmente tremare il trabiccolo. Claudio per cercare di addormentarsi invece di contare le pecore contava i vuoti d’aria: più di 60 (sessanta). Per circa un’ora e mezza l’aereo non ha fatto altro che tremare ininterrottamente e cosi anche noi due con i restanti tre passeggeri anch’essi agitati. Atterrati così alle ore 12:30 siamo entrati nell’aeroporto in un religioso silenzio dove ognuno ringraziava il proprio Dio per essere arrivato sano e salvo. P.Gregoire prima di separarci ci disse: “Attendez-nous au restaurant” e così noi due solitari “visiteures” ci dirigemmo verso il ristorante situato al secondo piano. Durante l’interminabile attesa siamo riusciti finalmente a telefonare alle famiglie, andare in bagno, mangiare un panino e bere una coca cola. Gli impiegati dell’aeroporto si domandavano sicuramente cosa potessero fare due bianchi con una valigetta nera uno e l’altro una stuoia in paglia che avvolgeva archi e frecce in legno. Domandandoci spesso cosa stavamo facendo, ricordando cosa c’era capitato sull’aereo e pensando a cosa poteva succedere d’altro, noi due guardandoci negli occhi ridevamo a crepapelle. L’aereo di P.Gregoire, P. Sebastian e P.Victor c’era stato detto che non sarebbe arrivato prima delle 16:30 – 17:00.
Claudio dopo essere scampato da un abbordaggio di una meretrice del posto propone a Riccardo un piano d’emergenza: “fino alle 17:30 si aspetta il volo; se ancora non sono arrivati si va a chiedere informazioni sul volo; se ancora non si sa nulla alle ore 18:30 il panico, e alle ore 19:00 telefoniamo all’Ambasciata italiana in Uganda“. Dato che i biglietti del viaggio di ritorno in Italia li teneva P.Victor con sé, Riccardo propone poi di andare verso le 19:30 alla “Sabena” per informare dello smarrimento eventuale dei biglietti di viaggio. Arrivate le ore 17:30 scatta il piano previsto: si va allo sportello delle informazioni: “I’m sorry, I whould you to know if this little private air is arrived here in Entebbe.” dice Riccardo; l’addetto risponde con un inglese strettissimo dicendo: “Quali altre lingue conosci, perché non ho capito cosa hai detto!”. Dopo dieci minuti di dialogo fatto di parole, gesti e disegni su un pezzo di carta siamo riusciti a capire che l’aereo atterrava alle 17:40; guardando l’orologio capiamo che erano le 17:45 e quindi che l’aereo era arrivato. Andando perciò verso il luogo predefinito vediamo dall’altra parte della vetrata P.Gregoire che ci stava cercando, quindi accantonando il piano d’emergenza gli andiamo incontro ridendo su tutto ciò che era capitato.
P.Victor con i due confratelli, durante la loro separazione da noi altri due, erano ritornati ad Arua città da delle suore che li avevano ospitati e, ovviamente, invitati a pranzo; il fatto però è che le suore avevano capito che loro dovessero mangiare alle 13:00 mentre loro alle 13:00 dovevano stare all’aeroporto; perciò hanno digiunato per non perdere l’aereo. Il loro moscone era guidato dall’ormai noto “Claudio Lippi” che, prima di arrivare ad Entebbe è dovuto atterrare in un altro aeroporto fuori rotta perché doveva scaricare dei bagagli per l’ONU e doveva poi anche caricare una signora che era il doppio di P.Victor: la bilancia all’atto del peso segnava 165 (centosessantacinque) Kg. Anche loro ovviamente hanno incontrato il temporale che ha fatto tremare tutti i passeggeri, “Claudio Lippi” compreso. Quest’ultimo poi ci ha accompagnati (come da programma) fino alla stazione di Kampala con un furgoncino da 14 posti che non sapeva nemmeno guidare perché gli si spegneva ad ogni partenza ed ha tamponato una macchina che lo precedeva.
Arrivati al centro diocesano dove avremmo dovuto pernottare questi giorni, P.Gregoire dopo aver parlato con l’addetto della reception viene da noi e ci dice: “Qui c’è posto solo per una persona: andiamo a vedere se troviamo gli altri posti qui vicino“. Noi due italiani ci guardiamo e ridendo diciamo: “Sarebbe stato troppo facile” – “Non poteva finire così“. Trovato comunque il posto in un convento con l’insegna “Sisters’ Hostel” (Ostello di suore) andiamo tutti a cena in un ristorante al centro di Kampala dove come musica di sottofondo avevano messo Gianna Nannini. La cena è stata a base di pesce.
Visto che il sonno incombeva su tutti i nostri occhi decidemmo in unanimità di rientrare ed andare a dormire.

Giovedì 22.08.96
Svegliati dalla Sister Joyce che diceva: “è pronta la colazione” di corsa ci vestiamo e andiamo a mangiare ciò che ci era stato preparato. Nella mattinata abbiamo fatto dei giri di “rappresentanza” con P.Gregoire che doveva salutare degli amici e poi doveva andare in un’ambasciata per conto di un Monsignore (Vescovo). Durante la mattinata abbiamo conosciuto altri due dei fratelli di Abdul Salam di Arua, uno dei quali (Shorab Gulam) ci ha invitati a cena. Dopo questa visita noi tre e P.Sebastian abbiamo fatto un giro per la città (Kampala); abbiamo visto: il mercato, un grande parco con dei volatili stranissimi e sconosciuti (a noi) e il campo da golf.
Le abitudini qui sono tutte strane, a partire dal modo in cui si guida (stile inglese con guidatore a destra e guida a sinistra) a finire nel modo in cui un pedone attraversa la strada (chiude gli occhi e passa!).

  

Durante la nostra passeggiata Claudio nota un altro passeggiatore distinto (giacca e cravatta) che in mezzo al marciapiede (in terra) si ferma e fa pipì senza vergognarsi minimamente di ciò che stava facendo. Durante la mattinata, dopo aver visto 3-4 persone che si comportavano allo stesso modo, abbiamo dedotto che per loro è una cosa normale comportarsi così. Andati poi a pranzo, il pomeriggio è piovuto e noi due ci siamo rinchiusi in camera a riposare: mentre Claudio dormiva Riccardo suonava la chitarra e scriveva la giornata (interminabile) del giorno prima. Verso le 17:00 P.Gregoire ci chiama per andare a comprare qualche souvenir per noi e qualcosa anche per lui. Arrivati alle 19:00 zuppi e lerci di fango rosso riusciamo subito perché Shorab con la moglie Arianne ci erano venuti a prendere e portarci a cena; il ristorante (crediamo) sia il più “in” e il più lussuoso di tutta Kampala: e noi eravamo vestiti come degli imbianchini a fine lavoro. Claudio, oltre ad essersi spudoratamente innamorato della bellissima moglie di Shorab, era vestito con una leggerissima maglietta a maniche corte e, poiché la cena era su una terrazza all’aperto (con un panorama da Gianicolo), si è beccato un febbrone da cavallo tale che quasi quasi delirava. La cena è stata ancora una volta a base di pesce.

Dopo la cena Claudio si è catapultato sul suo letto a dormire (dopo aver preso una aspirina) mentre Riccardo e P.Victor hanno fatto le 2:00 a.m.

Venerdì 23.08.96
Alzati alle 7:00 per poi fare colazione alle 7:30, siamo partiti alle 8:00 per andare alla sorgente del Nilo a circa 80 Km da Kampala. Con noi si è unita una giovane amica di P.Gregoire per fare da “Cicerone” a noi poveri “visitors“. Visitate le sorgenti del Nilo con le cascate alte circa 15 cm siamo ritornati verso le 14:00 in città per il pranzo.

  

 Durante il viaggio di ritorno riusciamo a capire che Beatrice (questo è il nome della nostra accompagnatrice) è amica di Stella e di Liliane. Alla fine del viaggio ha chiesto se potevamo scambiarci gli indirizzi per una futura corrispondenza.

   

Il pomeriggio, dopo una bella dormita abbiamo fatto le valige e poi subito verso Entebbe accompagnati dal sempre disponibile Shorab. Arrivati all’Aeroporto abbiamo prima telefonato a casa e poi ci siamo messi a scrivere le cartoline delegando poi P.Sebastian di spedirle. Claudio, che fino a quel momento si era ristabilito dal febbrone, non appena capito che non poteva salutare la moglie di Shorab, ricade in un malessere che lo riporta ad una instabilità e debolezza fisica mai raggiunta fino ad allora.

Nel momento dell’imbarco P.Victor ha rischiato l’arresto con decorrenza immediata perché si era presentato con 3 (tre) archi e 20 (venti) frecce. Il tutto naturalmente non è stato fatto passare subito, ma ci è stato promesso che a Roma le avremmo potute ritirare assieme ai bagagli. Il viaggio è stato interminabile e insonne per Riccardo e P.Victor, mentre per Claudio non ci sono stati problemi per dormire: l’unica cosa è che aveva il febbrone non sotto i 40°. Fatto comunque scalo a Nairobi (Kenya) siamo ripartiti verso la rotta per Bruxelles e solo verso le 23:30 (ora italiana) hanno passato i vassoi della cena. Claudio dopo aver preso un Aulin beatamente (perché Riccardo “rosicava”) ha preso il sonno che lo ha accompagnato fino a Bruxelles. Verso le 3:00 del mattino Riccardo non prendendo sonno decide di andare in bagno: di fronte alla porta chiusa c’era una persona che aspettava; dopo dieci minuti decide allora di andare dallo steward e chiedergli (in inglese) una tazza di tè caldo; lui in inglese risponde se poteva parlare qualche altra lingua perché non aveva capito bene cosa desiderasse. Riuscito a farsi capire e finito di gustarsi il delizioso tè ritorna a fare la fila che era invariata. Dopo dieci successivi minuti di attesa con questa persona Riccardo decide di chiedergli (in inglese) se anche lui doveva andare in bagno, e lui (in italiano) aprendo la porta del bagno dice :”No, no, è libero!”


FRASI UTILI
 

  • Come ti chiami – Combo naiò nanì
  • Io mi chiamo …. – Combo nangai ….
  • Come stai ? – Sangonini?
  • Bene! – Malamo!
  • Salve (a tutti) – ‘Mbote (nabino)
  • Grazie (tante) – Mersi (minghi)
  • Gloria – Kembo
  • Padre, figlio e Spirito Santo – Tatà, Mwana, Elimo Santu
  • Qui – Awà

http://web.tiscali.it/biringi/

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |

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