S. Giovanni , la “notte delle streghe”,le lumache

Una delle feste religiose e profane più sentite a Roma era quella di San Giovanni patrono della città, , durante la quale non mancava occasione di baldorie  e scherzi di ogni tipo.

La festa cominciava la notte della vigilia, la cosiddetta “notte delle streghe”, durante la quale la tradizione voleva che le streghe andassero in giro a catturare le anime.

Era credenza popolare, infatti, che la notte di San Giovanni, infatti, i fantasmi di Erodiade e di sua figlia Salomè che avevano fatto decapitare il Battista e per questo condannate a vagare per il mondo su una scopa per espiare la colpa, chiamassero a raccolta tutte le streghe sui prati del Laterano.

La gente partiva da tutti i rioni di Roma, al lume di torce e lanterne, e si concentrava a San Giovanni in Laterano per pregare il santo e a mangiare le lumache nelle osterie e nelle baracche appositamente predisposte per la festa. Le lumache erano un piatto di prammatica, perché la tradizione voleva “ tante lumache, tante corna per le streghe”.

Tutti i partecipanti, prima di uscire di casa per andare in Piazza San Giovanni, provvedevano a rovesciare sull’uscio di casa una manciata di sale grosso ed a porvi vicino una scopetta di saggina: questo per non far entrare le streghe in casa poiché, essendo degli esseri estremamente curiosi, oltre che dispettosi, esse si sarebbero fermate sull’uscio a contare i grani di sale ed i fili di saggina. Così facendo, però, avrebbero perso ore preziose e sarebbero state sorprese, all’alba, dai raggi del sole, che le avrebbe dissolte, essendo loro degli esseri notturni.

La partecipazione popolare era massiccia, si mangiava e si beveva in abbondanza e soprattutto si doveva far rumore con trombe, trombette, campanacci , tamburelli e petardi di ogni tipo. Con questi rumori assordanti, secondo l’antica usanza, si potevano impaurire ed allontanare gli spiriti del male e le streghe, affinché non potessero cogliere certe erbe che sbocciate e colte in quella notte costituivano la materia prima per i loro incantesimi.

In questa atmosfera festaiola, caratterizzata da allegria sfrenata, erano inevitabili le risse, provocate dai più attaccabrighe, e alla fine finiva sempre per scapparci qualche coltellata.

La festa si concludeva all’alba quando il papa, dopo lo sparo del cannone di Castello, si recava a San Giovanni per celebrare la messa alla presenza delle autorità religiose e politiche, dopo la quale dalla loggia della basilica gettava monete d’oro e argento: il lancio, ovviamente, scatenava la folla presente.

Nell’ambito dei festeggiamenti, dal 1891 venne organizzato annualmente, proprio durante quella particolare notte, un festival della canzone romana in seguito tramontato;-

 

In questa foto del 1890 circa, venditrici di lumache davanti alla Basilica di San Giovanni durante la festa a lui dedicata. La tradizione cristiana, risalente al medioevo, vuole che la notte della vigilia della festa di San Giovanni le streghe si radunino per un gran sabba sotto un noce secolare di Benevento. Esse però, per dispetto, sorvolavano la Basilica. Per questo i fedeli aspettavano il loro passaggio armati di aglio, spighe, erbe magiche e soprattutto consumando fino a tutto il giorno seguente, il 24 giugno, interi cesti di lumache perchè “per ogni corna di lumaca la notte di San Giovanni una sventura è scongiurata”. Ogni famiglia aveva “er callaro con le ciumache ar sugo”, un grande pentolone pieno di lumache “regatelle” cotte nel sugo di pomodoro. Naturalmente il pasto così pesante non poteva che essere accompagnato da fiumi di vino bianco frizzante

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