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Le ottobrate romane

Le ottobrate romane erano tradizionali gite domenicali che si svolgevano a Roma nel mese di ottobre fino ai primi decenni del XX secolo.

Chiamarle gite è un po’ riduttivo, in realtà erano vere e proprie giornate di festa alla fine della vendemmia che si svolgevano tra osterie e vigne ed erano accompagnate da balli, canti, mangiate e abbondanti bevute in compagnia.

La mattina presto, dai rioni cittadini, partivano alcune “carrettelle” vale a dire carrozze a forma di uovo trainate da due cavalli bardati e adornati di sonagli , sulle quali sedevano sette o nove “minenti”, ragazze della piccola borghesia e popolane vestite a festa.

Accanto al carrettiere c’era la “bellona”, e gli uomini, parenti ed amici vestiti anche loro di tutto punto, seguivano il carro a piedi intonando stornelli ballando il saltarello romano.

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La meta abituale era principalmente il Monte Testaccio , un monte artificiale nel quale erano state ricavate delle grotte con una temperatura ideale per la conservazione del vino.

Nel libro “Usi, Costumi e Pregiudizi del popolo di Roma” pubblicato nel 1908, Giggi Zannazzo scrive a proposito: “Siccome Testaccio stà vicino a Roma, l’ottobbere ce s’annava volentieri, in carrozza e a piedi. Arivati là se magnava, se beveva quer vino che usciva da le grotte che zampillava, poi s’annava a ballà er sartarello o sur prato, oppuramente su lo stazzo dell’osteria der Capannone, o se cantava da poveti, o se giocava a mora”.

Alcuni invece si recavano nelle campagne intorno a Ponte Milvio , nelle vigne tra Monteverde e Porta San Pancrazio che  non ci sono più, a Montemario, a Porta San Giovanni proprio accanto alla basilica, Porta San Paolo davanti alla Piramide e Porta Pia .

Un tempo queste porte, che erano gli ingressi nelle Mura Aureliane, delimitavano il centro urbano dalla periferia e dalle campagne.

Le ottobrate sembrano discendere dalle feste Baccanali e dionisiache degli antichi Romani, celebrazioni legate al ciclo delle stagioni e sono sopravvissute fino agli inizi del ‘900.

Per i più poveri e per chi non aveva nulla da impegnare, i principi Borghese aprivano le porte della villa (Villa Borghese) e concedevano gratuitamente l’uso dei giardini vicini al lago e in piazza di Siena.

Per comprendere l’importanza di questa usanza basti pensare che a partire dal Settecento i principi organizzarono nella villa, in occasione delle domeniche di ottobre, uno spazio con giochi, giostre, orchestre, spettacoli equestri, gare atletiche ed esibizioni.

(fonte: wikipedia e Roma Sparita)

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