Curiosità romane di oltretevere,IL CORPO DI PIO XII

Pio XII, l’ultimo papa “principe”, appartenente alla nobile famiglia dei Pacelli, dovette subire subito dopo morto un vero e proprio calvario riguardo i trattamenti a cui venne sottoposto il suo corpo.

Tutto ebbe inizio quanto il pontefice nominò suo medico personale (il cosiddetto archiatra pontificio) un certo Riccardo Galeazzi Lisi, fratello dell’architetto dei Sacri Palazzi, uomo che si rivelò non all’altezza della stima accordatagli dal papa.

Difatti il “medico” (che in realtà era un semplice oculista) incominciò presto a vendere ai giornali notizie riservate sulla salute di Pio XII; questi saputolo non gli rivolse più la parola, ma non gli revocò la nomina di archiatra, perchè secondo le stesse parole del pontefice: “…non voglio affamare né svergognare nessuno…se vuole stare in Vaticano che stia, ma faccia in modo che io non lo veda”.

La mancata rimozione ufficiale, benchè sostanzialmente Pio XII non si avvalesse più dei servigi del medico, fu però un errore che costò caro al papa.

Alla sua morte difatti, il Galeazzi Lisi, forte della posizione occupata, affermò che era stato autorizzato all’imbalsamazione della salma dallo stesso Pacelli, con un metodo sperimentale di sua invenzione.

Il corpo venne avvolto quindi con alcuni strati di cellophane insieme a una miscela di erbe aromatiche, spezie e prodotti naturali, ma questo trattamento, anzichè conservativo si rivelò disastroso, in quanto accellerò visibilmente il processo di naturale decomposizione della salma.

Il pontefice venne rinchiuso in una bara e traslato dalla residenza di Castel Gandolfo, dove era avvenuto il trapasso, verso il Vaticano; alle porte di Roma si udì però uno scoppio sinistro all’interno del feretro ed il corteo decise di fare una sosta in Laterano: il corpo di Pio XII in avanzato stato di decomposizione era letteralmente esploso a causa dei gas putrefattivi e si era pressochè squarciato.

I medici provvedettero allora ad una nuova imbalsamazione che fu però un voler cercare di limitare i danni, visto che la salma una volta esposta in San Pietro, continuò il suo disfacimento dinanzi agli occhi inorriditi dei fedeli: il defunto papa appariva ceruleo nel volto, dall’aspetto mostruoso poichè il setto nasale era caduto e la pelle ed i muscoli ritiratisi avevano scoperto i denti che parevano quindi atteggiarsi in un ghigno agghiacciante; inoltre umori neri colavano dagli orifizi depositandosi negli incavi degli occhi e sprigionando miasmi irrespirabili intorno.

Alcune guardie nobili svennero sfinite dal quello spettacolo a cui erano obbligate dall’espletamento delle loro funzioni e, finito il primo giorno di esposizione, chiusa la basilica, il corpo di Pio XII venne tolto dal catafalco e steso sul pavimento, dove i medici provvidero con altri trattamenti conservativi a dargli un aspetto dignitoso.

Il giorno successivo il pontefice appariva ancora sul catafalco, ma con una vistosa maschera di cera sul volto; ciò permise l’esposizione ma non l’arresto della continua decomposizione del corpo. Infine i poveri resti del papa vennero inumati nelle Grotte Vaticane e l’archiatra licenziato dal collegio cardinalizio.

La sua condotta però non cambiò: avendo scattato di nascosto delle fotografie al papa agonizzante le vendette nuovamente ai rotocalchi, i quali pubblicarono le immagini private del pontefice morente, dando definitiva chiusura al macabro teatro della sua morte.

 

( articolo trovato su un sito internet )

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