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Set
29
2013
-

Papa Francesco ai catechisti

«La fede  contiene proprio memoria della storia di Dio con noi, la memoria dell’incontro con Dio che si muove per primo, che crea e salva, che ci trasforma; la fede è memoria della sua Parola che scalda il cuore, delle sue azioni di salvezza con cui ci dona vita, ci purifica, ci cura, ci nutre. Il catechista è proprio un cristiano che mette questa memoria al servizio dell’annuncio; non per farsi vedere, non per parlare di sé, ma per parlare di Dio, del suo amore, della sua fedeltà». Il catechista, ha aggiunto, «è un cristiano che porta in sé la memoria di Dio, si lascia guidare dalla memoria di Dio in tutta la sua vita, e la sa risvegliare nel cuore degli altri. È impegnativo questo! Impegna tutta la vita!».

«Vi domando: siamo memoria di Dio? Siamo veramente come sentinelle che risvegliano negli altri la memoria di Dio, che scalda il cuore?». E ha domandato ancora: «Quale strada percorrere per non essere persone “spensierate”, che pongono la loro sicurezza in se stessi e nelle cose, ma uomini e donne della memoria di Dio?». La risposta è contenuta nella lettera di san Paolo a Timoteo, proclamata nella seconda lettura, che diventa un programma anche per i catechisti: «tendere alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza». Il catechista, spiega ancora Francesco «è uomo della memoria di Dio se ha un costante, vitale rapporto con Lui e con il prossimo; se è uomo di fede, che si fida veramente di Dio e pone in Lui la sua sicurezza; se è uomo di carità, di amore, che vede tutti come fratelli; se è uomo di pazienza e perseveranza, che sa affrontare le difficoltà, le prove, gli insuccessi, con serenità e speranza nel Signore; se è uomo mite, capace di comprensione e di misericordia».

PAPA FRANCESCO 29 SETTEMBRE 2013

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Set
28
2013
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San Claudio

L’onomastico è tradizionalmente festeggiato il 18 febbraio in onore di San Claudio, martire ad Ostia insieme al fratello Massimo e con Asterio, durante l’impero Diocleziano.

Numerosi santi e martiri hanno portato questo nome.

I più noti vengono commemorati: il 3 giugno, e il 6 giugno, il patrono dei commercianti; il 7 e il 21 luglio;

Il martire di Egea, patrono degli scultori il 23 agosto.

Altri martiri ancora il giorno 8 settembre; il 30 ottobre; il 7 novembre; e l’8 novembre il patrono dei marmisti, lapicidi e tornitori; due martiri omonimi il 3 dicembre.

San Claude de la Colombière, morto nel 1682, viene onorato il 15 febbraio.Confessore e confidente di Santa Margherita Maria Alacoque, San Claudio de La Colombière fu scelto da Dio per propagare l’amore e la fiducia, per mezzo della devozione al Sacro Cuore di Gesù…per altre notizie su Claude de la Colombiere vi rimando al link qui di seguito…http://www.arautos.org/especial/23657/San-Claudio-de-La-Colombiere.html

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Set
26
2013
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Er grillo zoppo

Ormai me reggo su ‘na cianca sola.
– diceva un Grillo – Quella che me manca
m’arimase attaccata a la cappiola.
Quanno m’accorsi d’esse priggioniero
col laccio ar piede, in mano a un regazzino,
nun c’ebbi che un pensiero:
de rivolà in giardino.
Er dolore fu granne… ma la stilla
de sangue che sortì da la ferita
brillò ner sole come una favilla.
E forse un giorno Iddio benedirà
ogni goccia de sangue ch’è servita
pe’ scrive la parola Libbertà!

Trilussa

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Set
22
2013
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La buona azione quotidiana

Johnny e il Cavalier Errante si erano incontrati per andare a vedere una partita di calcio.

Dopo aver assistito alla partita,persa,Johnny e il cavalier Errante prendono la strada di casa per farne ritorno.

Ad un certo  momento il Cavalier decide che invece di arrivare subito in casa,di fare una piccola deviazione per una piccola passeggiata.

Stanco di guidare, chiese a Johnny di parcheggiare il mezzo di trasporto.E cosi fu.

Johnny si mise alla guida e parcheggiò l’astrolabio mentre il Cavalier Errante era rimasto in strada.

Johnny scese dall’astrolabio e vide il nostro Errante parlare con una bella donna di origini norvegesi.

Si avvicino’ e capì subito che la bella norvegese aveva lasciato le chiavi in macchina e come se non bastasse aveva lasciato chiuso in macchina anche il figlio di circa un anno.

Il Cavalier non si perse d’animo e controllo’ se l’autoveicolo fosse effettivamente chiuso.

L’autoveicolo era chiuso che fare?

Nel frattempo Johnny pensava già ad un piano di riserva.

Johnny ,anche lui senza perdersi di animo , prese in mano una grossa pietra con la quale aprire il mezzo rompendo un cristallo.

Errante disse che poteva essere rischioso e che poteva spaventare il bambino, quindi si armo’ della suo cellulare e chiamo subito nell’ordine: i soccorsi, la suocera della signora norvegese e il presunto marito.

Non si sa bene chi rispose e chi no, ma comunque riuscì a parlare con qualcuno del  pronto intervento ma non  capì  cosa effettivamente comprese il pronto intervento, ma fatto sta che dopo cinque minuti arrivo’ un furgone dei vigili del fuoco o meglio un autopompa (ma il problema era una macchina chiusa mica un’incendio) con ben cinque persone a bordo.

Le persone scesero dal furgone e…sorpresa, nel frattempo arriva anche una ambulanza con altre tre persone a bordo.

I vigili del fuoco circondarono subito l’automobile, dall’ambulanza scesero una donna e un uomo con una bombola di ossigeno che posarono vicino al mezzo chiuso con il bambino dentro.

Un’istante per rendersi conto di cosa stesse succedendo che Johnn e Errante vedono arrivare due motociclisti del servizio di soccorso.

A quel punto i nostri due malcapitati iniziarono a scrutare il cielo in attesa anche di un elicottero per un eventuale soccorso dall’alto.

In totale c’erano, una mamma disperata, un bambino rimasto chiuso in macchina, cinque vigili del fuoco, tre addetti all’ambulanza Johnny  il Cavalier Errante  e una grossa pietra in terra.

Un vigile del fuoco prese iniziativa, aprì il mezzo rompendo con uno strano arnese un vetro dell’automobile.

La mamma riusci così ad abbracciare il bambino tra le lacrime di gioia.

Nel frattempo una piccola folla di curiosi si era fermata a guardare e qualcuno non capendo bene cosa stesse accadendo chiamò con il proprio cellulare chissà chi dicendo che un bambino era stato abbandonato dentro una macchina e che per fortuna una donna se ne era accorta…insomma si inventò una storia non vera ma più o meno credibile per non si sa quale ragione.

Johnny disse al Cavalier Errante che la buona azione era riuscita ,il bambino era ormai in braccio alla mamma e che sarebbe stato giusto allontanarsi senza dare nell’occhio…e così fu, tanto nessuno aveva in mente di dare loro una ricompensa.

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Set
17
2013
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Modi di dire romani

…a li tempi de Checco e Nina

…annà da Erode a Pilato 

…annà pe le fratte

…buttasse co le mano avanti pe nun cascà de dietro

…cercà rogna

…chi magna da solo se strozza

…chi nun mostra, nun venne

…dissene un sacco e na sporta

…nun bisogna fermasse alla prima osteria

…pagà a la romana

…passà p’er vicolo der Vantaggio

…passà ponte

…predicà la fede in ghetto

…va cercanno Maria pe’ Roma

V

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Set
17
2013
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Ninna nanna-Trilussa

Ninna nanna pija sonno,

che se dormi nun vedrai

tante infamie e tanti guai
che sucedeno ner monno.
Fra le spade e li fucili
de li popoli civili.

Ninna nanna, tu non senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che comanna,
che comanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza.

O a vantaggio de una fede,
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar sovrano macellaro;
che quer covo d’asassini
che c’insanguina la tera
sa benone che la guera
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
per li ladri de le borse.

Fa la ninna, cocco bello,
finché dura sto macello,
fa la ninna che domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima,
boni amici come prima;
sò cuggini e fra parenti
nun se fanno complimenti!

Torneranno più cordiali
li rapporti personali
e, riuniti infra de loro,
senza l’ombra de un rimorso,
ce farano un ber discorso
su la pace e sur lavoro
pè quer popolo cojone
risparmiato dal cannone.

Caio errante

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Set
14
2013
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Beato chi pò spenne

Ieri stiedi a godemme Fiumicino in dove er fiume nostro infrocia a mare;

Si è granne? accidentaccio! e che ve pare?

Er fiume a petto ar mare è un brusculino,una pisciata, ti’ sguazzo…

Er mi’ compare abbasta a di, capite, lui, sor Nino,arimase de sale e vede’ sino’ndo’ l’acqua tocca er celo in artomare.

Si vedi, nun c’è fine, nun ce fonno

Doppo stiedi a magnamme quer boccone:tre bucali e du’ gnocchi m’appanzonno..

Ma in der tornà, che fussino li gnocchio quer tritticamento der vagoneso che me feci fora puro l’occhi

27 giugno 1880

L.Zanazzo

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Set
04
2013
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L’equilibrista-Enzo Ghinazzi

Tendo un filo tra i tetti

accetti una sfida

che può fare male lo stendo
tra due palazzi
spiazzi una storia
che va a lieto fine
sola ti accorgi che bleffo
in una partita
con tre giocatori
sento che prima di cominciare
devo chiarire la mia posizione
che oscilla di notte
e si contraddice
e chi mi fa respirare
come dentro a un ciclone
trattengo il respiro
mi fermo senza fiatare
sono un’equilibrista
acrobata artista
che attira i problemi
sono un’equilibrista
mi scopro funambolo
e chiuso nell’angolo
lento sospeso nel cielo
congelo il terrore
per non cadere
in un labirinto impazzito
spengo la luce
e mi sento incapace
mille volte sono caduto
e quando anch’io credevo di essere morto
mi sono rialzato
in un altro mondo
vivo in equilibrio
però non so che cosa sia
sono un’equilibrista
acrobata artista
ma non per scelta mia
perché perché
il filo ha scelto me
perché perché
il filo ha scelto me

https://www.youtube.com/watch?v=Wz9D91G6GQM

 

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Set
04
2013
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LA SERENATA

Fu l’antra notte. Stavo p’annà’ a letto
Quanno, ched’è?, te sento ‘na bussata.
Chi è?… Me fa: – Viè’ giù, ché so’ Ninetto,
Sbrighete, ch’ho da fatte un’imbasciata. –
Scegno,… j’apro… me fa, dice: – Righetto!

Avemo d’annà’ a fà ‘na serenata.
Nasce da qui fin qui – Si’ benedetto;
Ma, dico, a st’ora qui? Co’ sta nottata?

Dice: – Er restante de la compagnia
Ce sta a aspettacce avanti a l’orzarolo,
Ar vicolo der Pino… tira via! –

Zompo su a casa, stacco er mandolino,
Pîo er cortello, la pippa, er farajolo,
E annamo, assieme, ar vicolo der Pino.

II.

Ar vicolo der Pino, sur cantone,
Trovamo Peppe Cianca cor fischietto,
Sciabighella che armava er calascione,
E Schizzo che portava l’orghenetto.

Dar cichettaro, lì, sott’ar lampione,
Prima se sciroppassimo er cichetto,
E dopo, annamo dritti p’er Biscione,
Piazza San Carlo, traversamo Ghetto…

Sotto er Moro sentimo le campane
De San Francesco batte’ er matutino.
Pioviccicava. Nun passava un cane.

Paremio ‘na patuja de sordati.
Arfine, ar vicoletto der Rampino,
Nino se ferma – È qui? – Semo ‘rivati.

III.

Lì proprio dove c’è la Madonnella,
Che la notte j’accenneno er lumino,
Io, Peppe Cianca, Schizzo e Sciabighella
Se mettessimo drento a un portoncino.

Lui tirò un bacio su a ‘na finestrella,
E incominciò a cantà’: – «Fiore de spino
Più furgida tu sei più d’una stella,
Più candida tu sei d’un ginsurmino».

Nun aveva finito er ritornello,
Quanno sentimo un fischio in fonno ar vicolo.
Sangue de Dio! Qui nasce ‘no sfragello!

Sortimo fora e je se famo accosto;

Ma Ninetto ce fa: – Nun c’è pericolo,
Fermi, ragazzi!… Be’ che famo? Ar posto!

IV.

Intanto fra la nebbia, solo solo,
Veniva avanti un omo incappottato,
Nino se pianta sotto ar lumicciolo,
E, ridenno, je fa: – Ben’arrivato!

L’antro zitto. Se leva er farajolo,
L’intorcina e lo butta sur serciato;
Dopo, striscianno sotto ar muricciolo,
Je va addosso, e l’agguanta, qui, ar costato.

Quanto se vedde luccicà’ un cortello,
Strillò: – Madonna mia,… mamma,… Ninetta… –
Zittete, ché me pare de vedello!

Fece du’ passi, s’acchiappò a ‘na stanga
De ‘na ferrata sotto a ‘na scaletta,
E cascò morto giù drent’a la fanga.

V.

Hai visto Schizzo!… Frulla l’orghenetto,
Zompa sur morto cór cortello in mano,
Se mette a fugge’ giù p’er vicoletto,
E vedemo sparillo da lontano.

Noi j’annamo vicino, poveretto!
L’arzamo su, de peso, dar pantano
De sangue che j’usciva qui dar petto;

Ancora rifiatava! Piano piano
Riaperse l’occhi e, co’ la bocca storta,
Ce fa: – Bussate un tòcco a quer portone,
Ché vojo rivedella un’antra vorta…

E mentre stava a dà’ l’urtimo tratto,
Sentimo Schizzo urlà’ giù dar cantone:
– Squajateve, regazzi, ché l’ho fatto!

Cesare Pascarella

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |

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