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Gen
25
2013
-

La società dei magnaccioni

Fatece largo che passamo noi,
sti giovanotti de’ ‘sta Roma bella,
semo regazzi fatti cor pennello
e le regazze famo ‘nnamorà…
e le regazze famo ‘nnamorà.

Ma che ce frega, ma che ce ‘mporta
si l’oste ar vino cià messo l’acqua:
e noi je dimo, e noi je famo:
ciài messo l’acqua
e nun te pagamo,
ma però noi semo quelli
che j’arisponnemo ‘n coro:
E’ mejo er vino de li Castelli
che questa zozza società.

E si per caso viè er padron de casa,

de botto te la chiede la pigione,

e noi j’arisponnemo: A sor padrone,

t’amo pagato e ‘nte pagamo più.

T’amo pagato e ‘nte pagamo più.

Che c’iarifrega che c’iarimporta

si l’oste ar vino cià messo l’acqua:
e noi je dimo, e noi je famo:
ciài messo l’acqua
e nun te pagamo
ma però noi semo quelli
che j’arisponnemo ‘n coro:
E’ mejo er vino de li Castelli
che questa zozza società.

Ce piaceno li polli
l’abbacchi e le galline
perché so’ senza spine nun so’come ‘r baccalà.
La società dei magnaccioni,
la società de la gioventù,
a noi ce piace
de magnà e beve
e nun ce piace de lavorà…..

Portece n’antro litro,
che noi se lo bevemo
e poi  j’arisponnemo
Embé, embé, che c’è?
E quanno er vino, embé,
ciàriva ar gozzo embé,
ar gargarozzo embé,
ce fa ‘n ficozzo embé,


pe’ falla corta
pe’ falla breve:
chiamamo l’oste e portece da beve!
da beve!
da beve!

IL POSTEGGIO PERFETTO

Parcheggiare la macchina è un arte e gli artisti a volte vanno capiti.

Mi è successo che una mattina parcheggio la mia macchina dietro ad una Ford Fiesta.

Dietro la mia macchina rimane ancora un posto libero.

Dopo aver parcheggiato, come faccio di solito, verifico che la macchina sia chiusa e che sia ben parcheggiata. Io poi non posteggio mai né in doppia fila né in divieto di sosta.

Chiusa la macchina mi allontano.

Dopo qualche ora torno a prenderla e vedo che dietro di me una Citroen era stata parcheggiata in modo tale che la sua parte anteriore stesse a stretto contatto con la parte  posteriore della mia macchina, come nella foto, reale, qui di seguito.

IL POSTEGGIO PERFETTO

IL POSTEGGIO PERFETTO

Senza perdermi di animo, vado a verificare quanto spazio ho davanti per far manovra ed uscire di parcheggio.

Cosa succede, succede che la macchina posteggiata davanti aveva la sua parte posteriore che toccava la parte anteriore della mia macchina ,come nella foto reale qui di seguito.

IL POSTEGGIO PERFETTO

IL POSTEGGIO PERFETTO

Allora cosa fare con una la macchina praticamente bloccata, come nella foto reale qui di seguito?

IL POSTEGGIO PERFETTO

IL POSTEGGIO PERFETTO

Sono andato dall’altra parte della strada ed ho urlato:

” OK, LO SCHERZO E’ RIUSCITO ORA BASTA”

Purtroppo per me non è stato uno scherzo, la macchina è rimasta bloccata.

Ho dovuto chiamare la polizia, la quale grazie ai numeri di targa ha avvisato i proprietari delle automobili e li ha invitati a spostare subito le loro macchine da quella posizione.

La morale di questa storia la stò ancora cercando.

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Gen
23
2013
-

Piccolo Claudio

Nel giorno di sabato 9 dicembre del 1531 Juan Diego, di buon mattino, andava dal suo villaggio verso Santiago Tlatelolco. Mentre passava per la collina del Tepeyac fu colpito da un armonioso canto di uccelli. Incuriosito sale verso la cima e lì vede una nube bianca risplendente circondata da un arcobaleno.

Al colmo dello stupore sente una voce che lo chiama affettuosamente, usando il linguaggio indigeno, il “nahuatl”: “Juanito, Juan Dieguito!” Ed ecco vide una bellissima Signora dirigersi verso di lui e dirgli: “Ascolta, figlio mio, piccolo mio, Juanito, dove vai?”

Juan Diego risponde: “Signora e piccola mia, devo andare nella tua casa [tempio] di México-Tlatilolco, per ascoltare le cose del Signore che ci insegnano i nostri sacerdoti, delegati di Nostro Signore”.

La Signora gli dice allora: Sappi e tieni bene in mente tu, il più piccolo dei miei figli, che io sono la sempre Vergine Santa Maria, Madre del vero Dio per il quale si vive, del Creatore che sta dappertutto, Signore del Cielo e della Terra. Avrai molto merito e ricompensa per il lavoro e la fatica con cui farai quello che ti raccomando. Vedi, questo è un mio incarico, figlio mio il più piccolo, vai e fai tutto ciò che puoi”.

La Santa Vergine chiede a Juan Diego di andare dal Vescovo di Città del Messico, per comunicargli il suo desiderio che su quella collina venga costruita una piccola chiesa, da dove lei avrebbe dato aiuto e protezione a tutti i messicani.

Juan Diego acconsente subito e dopo aver salutato rispettosamente la Signora si reca al palazzo episcopale. Qui fu fatto attendere molto, finché il Vescovo, Juan de Zumàrraga, lo ricevette, ma dopo aver udito il racconto non gli diede credito e quindi lo congedò. Così Juan Diego, sconsolato, riprende la via del ritorno.

Verso sera di quello stesso sabato 9 dicembre, Juan Diego arriva alla cima del Tepeyac, ed ecco che incontra di nuovo la Santa Vergine. Desolato la informa dell’insuccesso del suo incarico, con espressioni tipiche del suo linguaggio nahuatl: “Signora, la più piccola delle mie figlie, Bambina mia: sono stato dove tu mi hai inviato per fare quanto mi hai chiesto… [Il Vescovo] mi ha ricevuto benignamente e mi ha ascoltato con attenzione, però, quando mi ha risposto, mi è sembrato che non credesse alle mie parole… Ho capito perfettamente, dal modo in cui mi ha parlato, che pensa che forse è una invenzione mia… che forse non è un tuo ordine…” E Juan Diego la prega poi di rivolgersi a una persona più capace di lui, più importante, perché potesse più facilmente convincere il Vescovo.

Ma la Signora confermò la sua scelta, dicendo:

“Ascolta figlio mio, piccolo mio, sappi che sono molti i miei servitori e messaggeri che potrei incaricare per comunicare il mio messaggio e la mia volontà. Ma io ti prego molto, figlio mio, il più piccolo tra i miei figli, e con forza ti domando che ancora una volta, domani mattina, tu vada a trovare il Vescovo, parlagli a nome mio e fagli sapere interamente la mia volontà, che deve cioè adoperarsi perché si faccia il tempio che gli chiedo. E digli che sono io in persona, la sempre Vergine Santa Maria, Madre di Dio, che ti invio.”

Juan Diego, pieno di meraviglia nel comprendere che ancora una volta proprio la Santa Vergine gli avesse parlato, assicurò che l’indomani avrebbe fatto quanto chiedeva, poi si congedò da lei e tornò al suo villaggio.

L’indomani, domenica 10 dicembre, dopo aver ascoltato la Messa Juan Diego si presentò per la seconda volta al Vescovo Zumàrraga. Questi, vista la sua insistenza, gli rispose che chiedesse alla Signora una prova del suo essere la Madre di Dio, e quando Juan Diego uscì ordinò che fosse seguito per avere maggiori informazioni.
Gli incaricati del Vescovo però, una volta giunti presso il Tepeyac, lo persero di vista, e Juan Diego, arrivato alla cima della collina, per la terza volta incontrò la Santa Vergine.

Questa lo aspettava, poi, dopo aver sentito cosa il Vescovo chiedeva, gli disse di tornare l’indomani. Ma il giorno seguente, lunedì, Juan Diego non poté recarsi all’appuntamento, perché lo zio, Juan Bernardino, cadde gravemente infermo e dovette assisterlo.

Nella mattinata di martedì 12 dicembre, Juan Diego, afflitto per la malattia dello zio infermo, decise di chiamare un sacerdote, perché lo aiutasse nel momento supremo della morte, che tutti giudicavano imminente.

La strada che doveva fare passava per il Tepeyac, ma Juan Diego cercò di evitare l’incontro con la Santa Vergine e decise di prendere un sentiero differente. Ma ecco che improvvisamente la vede davanti a sé, e Maria con la sua abituale dolcezza gli dice: “Figlio mio, piccolo mio, dove stai andando?”

Juan Diego, vergognandosi per il mancato appuntamento del giorno prima, spiega la sua preoccupazione per lo zio infermo, e sente in risposta dalla Santa Vergine questa tenerissima espressione:

“Non ci sono qua io che sono la tua cara Mamma? Non ti affliggere per nulla”.

Maria confortandolo lo assicura che lo zio era già guarito. Poi gli chiede di salire in cima alla collina del Tepeyac, dove avrebbe potuto raccogliere alcuni fiori da portare al Vescovo. Juan Diego obbedisce prontamente, ed effettivamente trova delle bellissime rose di Castiglia, cosa inesplicabile in quella stagione, quando era appena iniziato l’inverno!

 

Si pone allora a raccoglierle, le sistema nella parte anteriore della sua tilma (rustico mantello fatto di fibre vegetali), e si affretta a raggiungere il palazzo vescovile. Una volta davanti al Vescovo, apre davanti a lui il suo mantello, e quale fu lo stupore suo e dei presenti quando in quel povero tessuto si materializza miracolosamente l’immagine della Santa Vergine!

A questo punto il Vescovo, stupefatto per il prodigio delle rose e per la prodigiosa immagine, cade in ginocchio, e con lui le altre persone che erano presenti. E’ questa la celebre immagine della “Vergine di Guadalupe” che tutti conosciamo, e che si è conservata intatta fino ad oggi.

Miracolo anche questo, perché questi tessuti vegetali, usati dai poveri indios, dopo pochi anni si disfacevano. Ed è solo uno dei numerosi “misteri” dell’evento di Guadalupe che – nonostante le attuali e sofisticate ricerche scientifiche – restano inesplicabili.

Una quinta apparizione è quella testimoniata dallo zio di Juan Diego, Juan Bernardino, che come detto sopra era gravemente infermo. Vide la Santa Vergine mentre giaceva nel suo povero giaciglio, e fu da lei guarito miracolosamente.

La Santa Vergine si presentò a lui dicendo di chiamarsi “Santa Maria di Guadalupe”, e anche a Juan Bernardino comunicò il suo desiderio che si costruisse un tempio da dove Lei sarebbe venuta incontro alle necessità del popolo messicano.

Così commenta P. Xavier Escalada s.j. a proposito di Juan Diego e di quanto si deduce dalle fonti storiche: “Quante volte Juan Diego ha raccontato la sua storia? Facendo un calcolo approssimativo di cinque volte al giorno (molte volte dovette ripetere il suo racconto molto più spesso), nei diciassette anni della sua vita che seguirono alle Apparizioni si arriva alla cifra impressionante di più di 31.250 ripetizioni, cosa che faceva molto volentieri, senza mai stanchezza o astio di tornare a riferire quanto aveva vissuto” (Xavier Escalada s.j.: San Juan Diego, Ediz. Aguilar 2002, p.34).

Questa l’origine del famoso santuario di Guadalupe, centro di una venerazione viva e profonda che continua ancora oggi, non solo da parte del popolo messicano, ma anche da parte di tutti i popoli latinoamericani. Ma ormai non c’è parte del mondo cristiano che non conosca questo avvenimento che ha dato l’impulso decisivo all’evangelizzazione del “nuovo continente”.

Juan Diego è stato canonizzato da Giovanni Paolo II il 30 luglio 2002.

Written by monsieurclaude in: MonsieurClaude |
Gen
22
2013
-

Parole e pensieri

A vorte te chiedi…ma cos ‘ho fatto de male? 
E la vita te risponne…sei stato troppo bbono!

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Gen
16
2013
-

Nun je da retta Roma

Nun je da retta Roma
che t’hanno cojonato
sto morto a pennolone
è morto suicidato.

Se invece poi te dicheno
che un morto sé ammazzato
allora è segno certo
che l’hanno assassinato.

Vojo canta così fior de grano.
Che fai nun me risponni
me canti no stornello
lo vedi chi è er padrone
insorgi via er cortello,

Vojo canta così fiorin fiorello,
Annamo daje Roma
chi se fa pecorone
er lupo se lo magna
abbasta uno scossone.

Vojo canta,vabbè,fior de Limone.
E’ inutile che provochi
a me nun me ce freghi
la gatta presciolosa
fece li figli cechi.

Sei troppo sbaraglione
co te nun me ce metto
io batto n’artra strada
io ciò pazienza aspetto.

Vojo canta così fior de rughetto.

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Gen
15
2013
-

La ballata di Rugantino

Eccome qua, so sempre ‘n ber paino un gran ber bocconcino so libero, zitello, indipendente e nun ciò da fa niente!
Ma pensa che bellezza nun ciò niente da fa porcaccia la miseria nientissimo da fa e rompo li stivali a tutta quanta la città perchè…n’ciò niente da fa!!!
Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Gen
12
2013
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LI CAVAJJERI

E a vvoi da bbravi! Cavajjeri jjeri,
Cavajjer oggi, e ccavajjer domani!
E ssempre cavajjeri: e li sovrani
Nun zanno antro che ffà cche ccavajjeri.

Preti, ladri, uffizziali, cammerieri,
Tutti co le croscette a li pastrani.
E oramai si le chiedeno li cani,
Dico che jje le dànno volentieri.

S’incavajjèra mó cqualunque vizzio:…
Vojjo ride però, cco ttanto sguazzo
De cavajjeri, ar giorno der giudizzio.

Quanno che Ggesucristo, arzanno er braccio,
Dirà: “Ssiggnori cavajjer der cazzo,
Ricacàte ste crosce, e a l’infernaccio.”

G.G.Belli 21 aprile 1834
Written by monsieurclaude in: MonsieurClaude |
Gen
11
2013
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Tortino cannellato

200 grammi di zucchero

200 grammi di farina

60 grammi di burro

cannella a piacere

3 uova

Polvere di cacao a piacere

1 bustina di lievito per dolci

1 bustina di vaniglia per dolci

Metti tutto insieme , fai un impasto e infornalo nel forno caldo , 190°, per una cinquantina di minuti

 

LA PIRAMIDE DEL CAVALIERE

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Gen
11
2013
-

Aforismi

Adoro le ombre della sera, mi fanno sembrare più alto

Monsieur Claude gennaio 2013

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |

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