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Set
27
2012
-

GIROTONDO INTORNO AL MONDO

Se tutte le ragazze, le ragazze del mondo
si dessero la mano, si dessero la mano
allora ci sarebbe un girotondo
intorno al mondo, intorno al mondo.

E se tutti i ragazzi, i ragazzi del mondo,
volessero una volta diventare marinai,
allora si farebbe un grande ponte
con tante barche, intorno al mare.

Se tutta la gente si desse la mano
se il mondo, veramente, si desse una mano
allora si farebbe un girotondo
intorno al mondo, intorno al mondo.

(Sergio Endrigo -1966)

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Set
10
2012
-

Roma sparita: Il porto di Ripetta

Il porto di Ripetta, così detto per distinguerlo da quello di Ripa Grande dopo l’Isola Tiberina, non esiste più: con i lavori di costruzione dei muraglioni è stato sepolto sotto il Lungotevere in Augusta che costeggia l’Ara Pacis, il mausoleo di Augusto imperatore, e le due chiese attigue: San Rocco, dedicata agli osti che qui ricevevano i rifornimenti di vino, e San Girolamo degli Schiavoni. Proprio davanti a quest’ultima si trovava l’approdo, che ebbe una sistemazione architettonica solo nel Settecento, quando si poterono utilizzare le lastre di travertino del Colosseo cadute a causa di un crollo. L’opera, voluta da Clemente XI, fu affidata ad Alessandro Specchi nel 1705, che realizzò una raffinata scalinata digradante verso il fiume. Il porto era decorato con una fontana che serviva anche da faro, sormontata da una lanterna a forma di stella, simbolo araldico della famiglia di papa Clemente, gli Albani. La fontana era circondata da una balaustra e le due colonne, erette alle estremità, fungevano da ‘idròmetri’ e vi si segnava il livello del Tevere quando straripava. La fontana, unico elemento del porto rimasto, si trova oggi poco lontano, in un giardinetto presso ponte Cavour sulla sinistra del fiume, in vista di Palazzo Borghese. Tra le memorie del porto di Ripetta, toccante è quella di San Camillo: giovane scapestrato, lavorava come inserviente nel vicino ospedale di San Giacomo al Corso, per ripagare le cure che gli avevano guarito una piaga alla gamba. In quel periodo, andava spesso a giocare a carte con i “barcaroli” di porto Ripetta. Anni dopo si convertì e divenne il “padre dei poveri”, fondatore dell’ordine dei Camilliani, dediti ad alleviare fame e miseria. Come ogni grande città, Roma richiamava folle di mendicanti e diseredati. All’epoca di Camillo il numero degli ‘straccioni’ si era fatto incalcolabile e capitava periodicamente che un bando ne decretasse l’espulsione. Così Camillo s’imbatté un giorno in una carovana di miserabili diretta al porto di Ripetta per l’imbarco. Camillo tentò di tutto per fermare la triste partenza, ma gli sbirri erano irremovibili. S’inginocchiò e scongiurò di dargli almeno i due più malmessi. L’accorata petizione toccò il comandante delle guardie che, commosso, acconsentì. Il santo scelse i due più vicini alla morte e li portò sulla riva del fiume, dove a lungo e ad alta voce li consolò e pregò che potessero concludere i loro giorni in grazia di Dio.

IL POLLICIONE E LA PIADINA

Una sera qualsiasi di un agosto qualsiasi il signor Ggi invece di calciare il pallone , per errore calcia un masso.

Il signor Ggi si ritrova pertanto con il pollicione del piede sinistro molto dolorante.

Il cavaliere errante prese dal suo zaino, del ghiaccio secco al mentolo e medicò profumando il dito del signor Ggi.

La mattina dopo, il pollicione era diventato abbastanza nero, pertanto bisognava farlo controllare da un medico.

Dimenticavo, il tutto stava accadendo in piena campagna umbro marchigiana e l’ospedale di zona chissà dov’era. Il cavaliere errante, sprezzante delle difficoltà, caricò sulla monsieur machine il signor Ggi e si diresse da qualche parte.

La nostra strana coppia dopo circa trenta minuti riuscì a trovare un’ ospedale.

Entrarono e si diressero verso il pronto soccorso.

Appena giunti, videro che il pronto soccorso era vuoto e c’era solo un barelliere ad entrare ed uscire dai laboratori chissà per fare cosa…anzi una cosa la faceva, portava la colazione, pizza e cappuccino.

Dopo qualche minuto, arrivò un’infermiera ma non si fermò. Il cavaliere errante gli chiese” ma è possibile far eseguire una visita?”

L’infermiera rispose:”attendete che tra breve arriverà il medico”, nel frattempo anche lei si perse nei laboratori.

Poco dopo entrò anche una signora molto dolorante ad un braccio accompagnata dal marito.

Poi tornò l’infermiera e prese i nomi dei due assistiti , uno era il signor Ggi e l’altra la signora dolorante.

Il cavaliere pensava…”la signora avrà il codice rosso e il nostro Ggi il codice verde ed entrerà per ultimo…” Infatti poco dopo arrivò il medico e disse al Ggi di entrare.

L’impavido cavaliere prese la parola e disse “ma la Signora ha più dolore”

Il dottore allora si rivolse alla signora e quale che segue è il loro dialogo: “SIGNORA COSA HA?…MI FA MALE UN BRACCIO…SI MA COSA HA… MI FA MALE IL BRACCIO E NON RIESCO NEANCHE A MUOVERLO…SI MA COSA HA CHE IO DEBBO FARE UNA DIAGNOSI…MI FA MALE IL BRACCIO E NON RIESCO A MUOVERLO…COSI’ NON MI E’ D’AIUTO, NON RIESCO A FARE LA DIAGNOSI,MEGLIO CHE ENTRA IN AMBULATORIO…”

Il Ggi e il cavaliere rimasero senza parole…

Dopo una ventina di minuti, chiamarono Ggi..entrò nel pronto soccorso insieme al cavaliere errante…andarono in ambulatorio e il dottore iniziò a porre domande del tipo: come è successo, che dolore ha .

Mentre il dottore domandava, si spalancò una porta ed entrò un uomo sui duecento chili con uno squarcio nella pancia…

Ggi e il cavaliere si guardarono sbiancando e furono invitati a rivolgersi al reparto radiologia per eseguire una lastra al pollicione dolorante. Andarono alla radiologia, incontrarono nei corridoi la signora dolorante al braccio che aveva eseguito una radiografia, il signor Ggi entro nel laboratorio per eseguire anche lui una radiografia.

Uscì dal laboratorio poco dopo e lo invitarono ad aspettare l’esito.

Mentre attendeva insieme al cavaliere, davanti a loro passò una barella con una persona sopra…la persona aveva un colorito più cadaverico che vivo, ma la cosa strana è che la barella correva da sola…dietro c’era una portantina molto grassa che urlava…”la barella”…ebbene si gli era sfuggita la barella con il cadaverico paziente…

Mentre i nostri due amici si guardavano allibiti, furono invitati ad andare al prono soccorso per l’esito dell’esame radiologico.

Mentre aspettavano arrivò un’altra signora che spiegava all’infermiera:”Un rettile mi ha morsicato…”che rettile era???”…”Non lo so, forse una lucertola con i denti”…

Nel frattempo arrivò il medico che tranquillizzò il nostro Ggi…il pollicione non era rotto ma solo contuso…

Il marito della signora dolorante al braccio chiese: “…e mia moglie?” “Mi scusi, ma per avere le risposte dalla radiologia ci vuole del tempo”

Il nostro cavaliere errante fra se e se penso’…Ma allora perché la risposta al Ggi è arrivata prima dato che la radiografia l’ha fatta per secondo???…

Sia il cavaliere errante che il Signor Ggi tirarono un sospiro di sollievo attesero la risposta scritta e per festeggiare se ne andarono a mangiare una piadina in riva al mare.

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |

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