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Ago
18
2017
0

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Ago
11
2017
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Ferragosto , Feriae Augusti (riposo di Augusto)

Il termine Ferragosto deriva dalla locuzione 

latina Feriae Augusti (riposo di Augusto)

 indicante una festività istituita dall’imperatore Augusto nel 18 a.C.

 che si aggiungeva alle già esistenti festività cadenti nello stesso mese,

come i Vinalia rustica, i Nemoralia o i Consualia.

Era un periodo di riposo e di festeggiamenti

che traeva origine dalla tradizione dei Consualia,

feste che celebravano la fine dei lavori agricoli, dedicate a Conso che,

nella religione romana, era il dio della terra e della fertilità.

L’antico Ferragosto, oltre agli evidenti fini di auto-promozione politica,

aveva lo scopo di collegare le principali festività agostane per fornire un adeguato periodo di riposo,

anche detto Augustali, necessario dopo le grandi fatiche profuse durante le settimane precedenti.

Nel corso dei festeggiamenti, in tutto l’impero si organizzavano corse di cavalli e gli animali da tiro,

buoi, asini e muli, venivano dispensati dal lavoro e agghindati con fiori.

Tali antiche tradizioni rivivono oggi, pressoché immutate nella forma e nella partecipazione,

durante il “Palio dell’Assunta” che si svolge a Siena il 16 agosto.

La stessa denominazione “Palio” deriva dal “pallium“,

il drappo di stoffa pregiata che era il consueto premio per i vincitori delle

corse di cavalli nell’Antica Roma.

In occasione del Ferragosto i lavoratori porgevano auguri ai padroni,

ottenendo in cambio una mancia: l’usanza si radicò fortemente,

tanto che in età rinascimentale fu resa obbligatoria nello Stato Pontificio.

La festa originariamente cadeva il 1º agosto.

Lo spostamento si deve alla Chiesa Cattolica,

che volle far coincidere la ricorrenza laica con la festa religiosa dell’Assunzione di Maria.

A  Roma il piatto tradizionale del pranzo di Ferragosto è

costituito dal pollo con peperoni, spesso preceduto dalle fettuccine e

seguito da cocomero ben freddo.

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Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Ago
01
2017
0
Lug
26
2017
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SANTA MARIA DELLA PERSEVERANZA, UNA DEVOZIONE TUTTA ROMANA

 

L’immagine originale della Madonna della Perseveranza è un dipinto su rame del formato di 22×17:rivela una capacità dell ‘ autore non comune,sia per la distribuzione dei colori ,sia per la delicatezza che caratterizza il volto e gli occhi di Maria Ss.ma.

Scrive Michele Santelamazza nel raro opuscolo stampato nel lugio 1863 “L’ IMMAGINE PROVIENE DA UNA SCUOLA ROMANA DELLA METÀ DEL XVI SECOLO, DILIGENTEMENTE, ANZI CON I SEGNI DI ANIMO ALTAMENTE RELIGIOSO DIPINTA. I LINEAMENTI DEL VOLTO, L’ATTEGGIAMENTO DEL CAPO LEGGERMENTE PIEGATO E LE MANI GIUNTE DINNANZI AL PETTO , LA RIPOSATA ARMONIA DI TUTTO L’ASSIEME, ISPIRANO NELL’ANIMO DI CHI LA CONTEMPLA,RACCOGLIMENTO ED AFFETTO “.

L’ immagine era esposta solo il sabato e nelle feste mariane presso la chiesa di San Salvatore alle Coppelle, dietro il Pantheon.
Gli altri giorni era portata presso infermi e gli indigenti che venivano raggiunti dalla Confraternita della Divina Perseveranza (confraternita proveniente dalla Confraternita del Ss Sacramento già presente in San Salvatore alle Coppelle).

Sulla provenienza del dipinto il Santelamazza raccoglie la tradizione secondo la quale la piccola immagine di Maria era quella appartenuta a San Filippo Neri e che il Santo era solito portare agli infermi.
Il Neri la lasciò ad una Signora della nobile famiglia Naro (continuata in quella dei Patrizi) abitante vicino alla chiesa di San Salvatore alle Coppelle, nel Rione S. Eustachio.Sì rammenta che San Filippo rimase molto legato al rione e alla Basilica di San. Eustachio.

Da quella medesima Signora della famiglia Naro ,l’immagine della Madonna di San Filippo l’ebbe il P.Accorense, il quale l’affidò alla Pia Unione e quindi passò alla Confraternita in San Salvatore alle Coppelle: presso quest’ultima rimase fino al 1914:,venerata con la recita di 5 Pater e 5 Ave che su consiglio di San Filippo Neri si devono pregare ogni giorno per ottenere la grazia della Perseveranza.

Oggi l’originale dell’immagine è custodita presso il Pontificio Seminario Romano Minore e nel Seminario si mantiene l’uso che per secoli era stato avviato presso la Chiesa di San Salvatore alle Coppelle, cioè di celebrare la festa della Madonna della Perseveranza nella seconda domenica di maggio.

Il giorno della festa l’allora Card Eugenio Pacelli (futuro Papa Pio XII) all’uscita dal suo ufficio della Segreteria di Stato nel Vaticano ,era uso recarsi nella Cappella del Seminario ( che ancora era rimasto nei locali del soppresso Seminario Vaticano ) e sostare a lungo dinnanzi alla immagine di Maria SS.MA DELLA PERSEVERANZA.

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Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Lug
22
2017
0

L’urlo di Claude

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Lug
11
2017
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CURIOSITA’ ROMANE…lo zabaione deriva da S.Baylon?

Lo sapevate che lo zabaione deriva da S.Baylon?

S.Pasquale Baylon, è situata in via di S.Francesco a Ripa,

è conosciuta anche come chiesa dei “Ss.Quaranta Martiri” o “delle Zitelle”,

.il Santo è il “protettore delle fanciulle e delle donne in cerca di marito”,

come rammentato anche da una famosa filastrocca…

”S.Pasquale Baylonne / protettore delle donne /

fammi trovare marito / bianco rosso e colorito /

come voi tale e quale /o glorioso S.Pasquale”

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Giu
26
2017
-
Giu
26
2017
-

Curiosità , il punto esatto dove Giovanni Paolo II fu ferito durante un attentato in Piazza San Pietro

Il 13 maggio 1981: l’attentato a papa Giovanni Paolo II

Ali Agca sparò a papa Giovanni Paolo II.

Karol Wojtyla disse che «era stata una mano materna a guidare la traiettoria della pallottola».

Una lapide ricorda l’accaduto e il punto esatto in Piazza San Pietro in Vaticano

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Mag
29
2017
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Curiosità romane di oltretevere,IL CORPO DI PIO XII

Pio XII, l’ultimo papa “principe”, appartenente alla nobile famiglia dei Pacelli, dovette subire subito dopo morto un vero e proprio calvario riguardo i trattamenti a cui venne sottoposto il suo corpo.

Tutto ebbe inizio quanto il pontefice nominò suo medico personale (il cosiddetto archiatra pontificio) un certo Riccardo Galeazzi Lisi, fratello dell’architetto dei Sacri Palazzi, uomo che si rivelò non all’altezza della stima accordatagli dal papa.

Difatti il “medico” (che in realtà era un semplice oculista) incominciò presto a vendere ai giornali notizie riservate sulla salute di Pio XII; questi saputolo non gli rivolse più la parola, ma non gli revocò la nomina di archiatra, perchè secondo le stesse parole del pontefice: “…non voglio affamare né svergognare nessuno…se vuole stare in Vaticano che stia, ma faccia in modo che io non lo veda”.

La mancata rimozione ufficiale, benchè sostanzialmente Pio XII non si avvalesse più dei servigi del medico, fu però un errore che costò caro al papa.

Alla sua morte difatti, il Galeazzi Lisi, forte della posizione occupata, affermò che era stato autorizzato all’imbalsamazione della salma dallo stesso Pacelli, con un metodo sperimentale di sua invenzione.

Il corpo venne avvolto quindi con alcuni strati di cellophane insieme a una miscela di erbe aromatiche, spezie e prodotti naturali, ma questo trattamento, anzichè conservativo si rivelò disastroso, in quanto accellerò visibilmente il processo di naturale decomposizione della salma.

Il pontefice venne rinchiuso in una bara e traslato dalla residenza di Castel Gandolfo, dove era avvenuto il trapasso, verso il Vaticano; alle porte di Roma si udì però uno scoppio sinistro all’interno del feretro ed il corteo decise di fare una sosta in Laterano: il corpo di Pio XII in avanzato stato di decomposizione era letteralmente esploso a causa dei gas putrefattivi e si era pressochè squarciato.

I medici provvedettero allora ad una nuova imbalsamazione che fu però un voler cercare di limitare i danni, visto che la salma una volta esposta in San Pietro, continuò il suo disfacimento dinanzi agli occhi inorriditi dei fedeli: il defunto papa appariva ceruleo nel volto, dall’aspetto mostruoso poichè il setto nasale era caduto e la pelle ed i muscoli ritiratisi avevano scoperto i denti che parevano quindi atteggiarsi in un ghigno agghiacciante; inoltre umori neri colavano dagli orifizi depositandosi negli incavi degli occhi e sprigionando miasmi irrespirabili intorno.

Alcune guardie nobili svennero sfinite dal quello spettacolo a cui erano obbligate dall’espletamento delle loro funzioni e, finito il primo giorno di esposizione, chiusa la basilica, il corpo di Pio XII venne tolto dal catafalco e steso sul pavimento, dove i medici provvidero con altri trattamenti conservativi a dargli un aspetto dignitoso.

Il giorno successivo il pontefice appariva ancora sul catafalco, ma con una vistosa maschera di cera sul volto; ciò permise l’esposizione ma non l’arresto della continua decomposizione del corpo. Infine i poveri resti del papa vennero inumati nelle Grotte Vaticane e l’archiatra licenziato dal collegio cardinalizio.

La sua condotta però non cambiò: avendo scattato di nascosto delle fotografie al papa agonizzante le vendette nuovamente ai rotocalchi, i quali pubblicarono le immagini private del pontefice morente, dando definitiva chiusura al macabro teatro della sua morte.

 

( articolo trovato su un sito internet )

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Mag
28
2017
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Curiosità romane, lo sbarco dei pirati

Il 28 Maggio del 1802, verso il tramonto i Pirati Saraceni, provenienti dall’ Algeria, sbarcano a Fiumicino Anzio e Civitavecchia.

L’episodio è anche raccontato nel testo di una canzone romanesca dal titolo -Come te posso amà –

“A tocchi a tocchi la campana sona / li Turchi so arivati alla marina /chi cià le scarpe rotte l’arisola / io me l’ho risolate stammatina”.

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Mag
28
2017
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Segni per vedere se uno che s’impiega in qualche affare spirituale opera solo per Dio

Ecco i segni per vedere se uno che s’impiega in qualche affare spirituale opera solo per Dio.

1º Se non si disturba allorchè non ottiene l’intento, perchè non volendolo Dio neppur egli lo vuole.

2º Se gode egualmente del bene che han fatto gli altri, come se esso l’avesse fatto.

3º Se non desidera più un impiego che un altro, ma gradisce quello che vuole l’ubbidienza de’ superiori.

4º Se dopo le sue operazioni non cerca dagli altri nè ringraziamenti nè approvazioni: e perciò se mai dagli altri ne vien mormorato o disapprovato, non si affligge, contentandosi solamente di aver contentato Dio.

E se mai ne riceve qualche lode dal mondo, non se ne invanisce, ma risponde alla vanagloria che gli si presenta innanzi per esser accettata, ciò che le rispondea il Ven. Giovanni d’Avila: «Va via, sei arrivata tardi, perchè l’opera già me la trovo data tutta a Dio».
Santo Alfonso Maria de’Liguori, “Pratica di Amar Gesù Cristo”, Cap. VII, 5

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Mag
24
2017
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24 MAGGIO -IL PIAVE

 

II Piave mormorava
calmo a placido al passaggio
dei primi fanti, il ventiquattro maggio:
l’esercito marciava
per raggiunger la frontiera,
per far contro il nemico una barriera…
Muti passaron quella notte i fanti:
tacere bisognava, e andare avanti…
S’udiva, intanto, dalle amate sponde,
sommesso e lieve, il tripudiar dell’ onde.
Era un presagio dolce e lusinghiero.
Il Piave mormorò:
“Non passa te straniero!”

Ma in una notte trista si parlò di tradimento,
e il Piave udiva l’ira a lo sgomento.
Ah, quanta gente ha vista
venir giù, lasciare il tetto
per l’onta consumata a Caporetto…
Profughi.ovunque dai lontani monti
venivano a gremir tutti i suoi ponti…
S’udiva, allor, dalle violate sponde
sommesso e triste il mormorio dell’ onde:
come un singhiozzo, in quell’autunno nero
il Piave mormorò:
“Ritorna lo straniero!”

E ritornò il nemico
per l’orgoglio e per la fame,
volea sfogare tutte le sue brame…
Vedeva il piano aprico,
di lassù, voleva ancora
sfamarsi e tripudiare come allora.
“No! – disse il Piave – No! – dissero i fanti…-
Mai più il nemico faccia un passo avanti…”
Si vide il Piave rigonfiar le sponde,
e come i fanti combattevan le onde…
Rosso del sangue del nemico altero,
il Piave comandò:
“Indietro, va’, straniero!”

Indietreggiò il nemico
fino a Trieste, fino a Trento…
E la Vittoria sciolse le ali al vento!
Fu sacro il patto antico:
tra le schiere furon visti
risorgere Oberdan, Sauro a Battisti…
Infranse, alfin, l’ italico valore
le forche e l’armi dell’ Impiccatore.
Sicure l’Alpi… Libere le sponde…
E tacque il Piave: si placaron le onde
sul patrio suolo, vinti i torvi Imperi,
la Pace non trovò
nè oppressi, nè stranieri!

 

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Apr
20
2017
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21 aprile (753 A.C.), il Natale di Roma

Benché si tratti di una data più leggendaria che storica, ancor oggi Roma celebra la sua fondazione il 21 aprile rispettando la tradizione che vuole la città fondata da Romolo in questo giorno del 753 a.C. sul colle Palatino.

Il 21 aprile si festeggia il Natale di Roma perchè è la data presunta della fondazione di Roma fissata al 21 aprile dell’anno 753 a.C., dallo storico latino Varrone basandosi su dei calcoli effettuati dall’ astrologo Lucio Taruzio.

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Apr
13
2017
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Curiosità romane;Sabato 12 aprile 1947

Sabato 12 aprile 1947 la Madonna apparve a Roma, in una grotta nei pressi dell’abbazia trappista delle Tre Fontane, al trentaquattrenne Bruno Cornacchiola.

L’uomo, cristiano avventista, era in quel momento impegnato a scrivere un discorso contro i dogmi mariani, che avrebbe pronunciato durante un incontro in serata.

Con lui c’erano i tre figli Isola, Carlo e Gianfranco, che furono i primi a vedere la Vergine. Dopo un momento di accecamento, anche il papà vide la Madonna, in piedi sopra un blocco di tufo, avvolta da una luce dorata.

E fra le mani non aveva il consueto rosario, ma una Bibbia dalla copertina di colore grigio chiaro. Gli si presentò con queste parole: «Sono colei che sono nella Trinità divina. Sono la Vergine della rivelazione».

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Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Apr
05
2017
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Apr
04
2017
-
Mar
10
2017
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L’omo e l’arbero – Trilussa

Mentre segava un Arbero d’Olivo un Tajalegna intese ‘sto discorso: Un giorno, forse, proverai er rimorso de trattamme così, senza motivo.

Perché me levi da la terra mia? Ciavressi, gnente, er barbero coraggio de famme massacrà come quer faggio che venne trasformato in scrivania?

Invece – j’arispose er Tajalegna – un celebre scurtore de cartello, che lavora de sgurbia e de scarpello, te prepara una fine assai più degna.

Fra poco verrai messo su l’artare, te porteranno in giro in processione, insomma sarai santo e a l’occasione farai quanti miracoli te pare.

– L’Arbero disse: – Te ringrazzio tanto: ma er carico d’olive che ciò addosso nun te pare un miracolo più grosso de tutti quelli che farei da santo?

Tu stai sciupanno troppe cose belle in nome de la Fede!

T’inginocchi se vedi che un pupazzo move l’occhi e nun te curi de guardà le stelle! –

Appena j’ebbe dette ‘ste parole s’intravidde una luce a l’improviso: un raggio d’oro: Iddio dar Paradiso benediceva l’Arbero cór Sole.

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Mar
03
2017
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La Quaresima a Roma sotto lo stato pontificio

La Quaresima è il periodo penitenziale di quaranta giorni che precede e prepara la Pasqua; inizia con il “Mercoledì delle Ceneri” e si prolunga per quasi sei settimane terminando il Giovedì Santo, quando inizia il Triduo Pasquale.
“La campana sona a merluzzo”: questo detto popolare commentava il suono delle campane che annunciava le funzioni religiose all’inizio del periodo quaresimale, improntato, ad un rigido regime di astinenza dalle carni per tutti i quaranta giorni.
Nella Roma papalina il compito di richiamare i fedeli ai loro doveri era affidato ai predicatori quaresimali, che a volte non esitavano a terrorizzare i mancati penitenti minacciando castighi divini e tormenti infernali, anche se non mancarono religiosi come S. Paolo della Croce e S. Leonardo di Porto Maurizio dotati di eloquenza autenticamente ispirata dalla fede.
Specie negli ultimi giorni, era d’uso che ogni pomeriggio, fino all’Ave Maria, tutti i bottegai, osti, fruttaroli, tabaccai tenessero chiuse le loro botteghe, per partecipare insieme agli altri cittadini all’ascolto delle infervorate e ammonitrici prediche, dette “Missioni” proprio perché tenute da frati missionari.
La principale restrizione quaresimale, il divieto di consumare carni, era imposta con estremo rigore, tanto che si ricordano casi di macellai romani condannati alla galera per aver messo in vendita i loro prodotti nel periodo di penitenza.
“In quaresima pe’ ddivuzzione…se magneno li maritozzi, anzi c’è cchi è ttanto divoto pe’ mmagnalli, che a ccapo ar giorno se ne strozza nun se sa quanti”. Così, con la sua ironica vivacità Giggi Zanazzo, le cui opere sono un prezioso strumento per chi vuole conoscere le tradizioni della Roma del secolo scorso, commentava l’usanza quaresimale “der zanto maritozzo”, dolce allora molto amato, che il primo venerdì di marzo, una sorta di giorno di S. Valentino dell’epoca, veniva anche donato dai giovani alla propria innamorata.
Per alcuni secoli le autorità pontificie emanarono annualmente provvedimenti volti a disciplinare il digiuno quaresimale. Uova, formaggio e carne erano consentiti soltanto per anziani e malati, previo permesso scritto. Medici e parrocchiani venivano ammoniti: coloro avessero sottoscritto questi permessi senza legittima causa oltre al farsi carico dei peccati altrui, sarebbero stati anche puniti dall’autorità.

Gli avvertimenti restavano però spesso inascoltati: a volte bastava allungare qualche soldo al parroco per ottenere la dispensa; mentre a coloro che volevano invece essere ligi alle regole non restavano che ceci e baccalà… fortunatamente però c’erano i maritozzi con cui consolarsi!
A Roma sopravvisse a lungo l’abitudine di “spezzare la Quaresima”, con la festa del “segare la vecchia” che si celebrava a Campo Vaccino nel Foro Romano. Qui un enorme fantoccio ripieno di fichi, arance, frutta secca e dolci quaresimali veniva squartato ed il contenuto diveniva preda degli spettatori che facevano a gara, spesso anche con metodi cruenti, per appropriarsene

 

 
Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Feb
22
2017
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A MARE SI GIOCA

Si possono fare i castelli di sabbia
si può stare sotto l’ombrellone a fare le parole crociate
si può giocare con le racchette e la pallina
si possono fare volare gli aquiloni
e si può scrivere il proprio nome sulla sabbia
a mare si gioca
si possono fare le gite con il canotto
si può prendere un materassino e fare il bagno con il bambino
gli puoi mettere i  braccioli, la maschera,
e poi quando esce dall’acqua starci insieme,
e giocare con lui, con la paletta e il secchiello
perché a mare si gioca
a mare si gioca
i gabbiani lo sanno,
infatti volano a pelo d’acqua…e urlano
e poi salgono su su altissimi… e fanno finta di essere delle nuvole
i pescatori sono loro amici e gli lanciano i pesci
e loro ricambiano, riempiendo di allegria bianca
i quadri, i cieli, le acque e la vita
a mare si gioca
giocano tutti!!
Si può giocare al gioco dello scafo
si sale tutti su un gommone
fino a riempirlo all’inverosimile
quando quello che porta il gommone,
che comanda,
dice di buttarsi tutti a mare
ci si butta a mare,
è un gioco
Quando io ero giovane lavoravo nella guardia costiera, a Lampedusa
quante cose che ho visto!!
Una volta mentre giravamo abbiamo visto 366 delfini impigliati nelle reti,
erano scappati dalle acque dove erano nati,
forse per fame, forse perché c’era una guerra sottomarina tra pesci,
noi li abbiamo liberati tutti dalle reti
e li abbiamo visti nuotare velocissimi, saltare fuori dall’acqua e inseguirsi…giocavano!!!!!
A mare si gioca
si gioca!!
Ci sono bambini
che giocano a stare immobili con la faccia in acqua
senza respirare
perché tanto lo sanno
che sta per arrivare la mano forte del papà
che li prenderà e li farà giocare

 

Di Nino Frassica e Tony Canto

Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |
Feb
15
2017
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Curiosità romane

In Via Quattro Novembre quasi a fine 1800 era stato edificato un teatro con uno scalone modellato su quello dell’operá Parigina.

La scarsa affermazione del teatro e la competizione con il teatro Costanzi ,portarono alla decisione di abbatterlo

L'immagine può contenere: albero e spazio all'aperto
Written by monsieurclaude in: Monsieur Claude |

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